<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Angelo Pisani &#187; ISTAT</title>
	<atom:link href="https://angelopisani.it/categoria/istat/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://angelopisani.it</link>
	<description>Sito personale dell&#039;Avv. Angelo Pisani</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Sep 2026 14:59:00 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	
		<item>
		<title>Domani a Napoli in conferenza stampa la petizione per chiedere dati Istat sulle violenze subite da uomini e LGBT &#8211; Dibattito aperto al pubblico</title>
		<link>https://angelopisani.it/domani-a-napoli-in-conferenza-stampa-la-petizione-per-chiedere-dati-istat-sulle-violenze-subite-da-uomini-e-lgbt-dibattito-aperto-al-pubblico/</link>
		<comments>https://angelopisani.it/domani-a-napoli-in-conferenza-stampa-la-petizione-per-chiedere-dati-istat-sulle-violenze-subite-da-uomini-e-lgbt-dibattito-aperto-al-pubblico/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 10:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[COMUNICATI]]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[GIUSTIZIA]]></category>
		<category><![CDATA[GOVERNO]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[NORME E TRIBUTI]]></category>
		<category><![CDATA[PISANI]]></category>
		<category><![CDATA[12 maggio]]></category>
		<category><![CDATA[avv. Angelo Pisani]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Raffaello]]></category>
		<category><![CDATA[petizione]]></category>
		<category><![CDATA[Se questo è (ancora) un uomo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angelopisani.it/?p=5828</guid>
		<description><![CDATA[<p>Domani a Napoli in conferenza stampa la petizione per chiedere dati Istat sulle violenze subite da uomini e LGBT &#8211; Dibattito aperto al pubblico Sarà presentata a Napoli domani, 12 maggio, la petizione per chiedere al governo di raccogliere, tramite ISTAT, i dati relativi alla violenza subita dagli uomini e dalle persone LGBT nell&#8217;ambito domestico e relazionale.  L&#8217;iniziativa parte dall&#8217;avvocato Angelo Pisani, founder del contatto antiviolenza nazionale 1523.it-Potere ai Diritti, insieme a &#8220;Gesef&#8221;, &#8220;Aprosir&#8221;, &#8220;Centro Studi Applicati&#8221; e al &#8220;Comitato Bigenitorialità e pari opportunità Oltre il Genere&#8221;. Presso la Libreria Raffaello di Via Kerbaker 20, alle ore 16:30, ne discuteranno: Angelo Pisani, il presidente della Fondazione Europea Gesef Vincenzo Spavone, la psicoterapeuta e vicepresidente Aprosir Antonella Baiocchi e Fabio Nespoli, direttore Centro Studi Applicati. Contestualmente sarà presentato il libro di Angelo Pisani &#8220;Se questo è (ancora) un uomo&#8221;, una denuncia sull incostituzionale discriminazione degli uomini vittime di violenza, documentata da decine e decine di storie vere.</p><p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/domani-a-napoli-in-conferenza-stampa-la-petizione-per-chiedere-dati-istat-sulle-violenze-subite-da-uomini-e-lgbt-dibattito-aperto-al-pubblico/">Domani a Napoli in conferenza stampa la petizione per chiedere dati Istat sulle violenze subite da uomini e LGBT &#8211; Dibattito aperto al pubblico</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="color: #0000ff;font-size: large"><strong>Domani a Napoli in conferenza stampa la petizione per chiedere dati Istat sulle violenze subite da uomini e LGBT &#8211; Dibattito aperto al pubblico</strong></span></div>
<div><span style="font-family: georgia, serif"><br />
</span></div>
<div><span style="font-family: georgia, serif">Sarà presentata a Napoli domani, 12 maggio, la petizione per chiedere al governo di raccogliere, tramite ISTAT, i dati relativi alla violenza subita dagli uomini e dalle persone LGBT nell&#8217;ambito domestico e relazionale. </span></div>
<div><span style="font-family: georgia, serif">L&#8217;iniziativa parte dall&#8217;avvocato <strong>Angelo Pisani,</strong> founder del contatto antiviolenza nazionale <strong><a href="http://1523.it/" target="_blank">1523.it</a>-Potere ai Diritti</strong>, insieme a &#8220;Gesef&#8221;, &#8220;Aprosir&#8221;, &#8220;Centro Studi Applicati&#8221; e al &#8220;Comitato Bigenitorialità e pari opportunità Oltre il Genere&#8221;.</span></div>
<div><span style="font-family: georgia, serif">Presso la Libreria Raffaello di Via Kerbaker 20, alle ore 16:30, ne discuteranno: Angelo Pisani, il presidente della Fondazione Europea Gesef <strong>Vincenzo Spavone</strong>, la psicoterapeuta e vicepresidente Aprosir <strong>Antonella Baiocchi</strong> e <strong>Fabio Nespoli</strong>, direttore Centro Studi Applicati.</span></div>
<div><span style="font-family: georgia, serif">Contestualmente sarà presentato il libro di Angelo Pisani &#8220;Se questo è (ancora) un uomo&#8221;, una denuncia sull incostituzionale discriminazione degli uomini vittime di violenza, documentata da decine e decine di storie vere.</span></div>
<div></div>
<div><a href="http://angelopisani.it/wp-content/uploads/locandina-12-maggio-1.jpeg"><img class="aligncenter size-large wp-image-5829" src="http://angelopisani.it/wp-content/uploads/locandina-12-maggio-1-712x1024.jpeg" alt="" width="712" height="1024" /></a></div>
<div></div>
<div></div>
<div><a href="http://angelopisani.it/wp-content/uploads/Locandina-12-maggio-2.jpeg"><img class="aligncenter size-large wp-image-5830" src="http://angelopisani.it/wp-content/uploads/Locandina-12-maggio-2-700x1024.jpeg" alt="" width="700" height="1024" /></a></div>
<p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/domani-a-napoli-in-conferenza-stampa-la-petizione-per-chiedere-dati-istat-sulle-violenze-subite-da-uomini-e-lgbt-dibattito-aperto-al-pubblico/">Domani a Napoli in conferenza stampa la petizione per chiedere dati Istat sulle violenze subite da uomini e LGBT &#8211; Dibattito aperto al pubblico</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://angelopisani.it/domani-a-napoli-in-conferenza-stampa-la-petizione-per-chiedere-dati-istat-sulle-violenze-subite-da-uomini-e-lgbt-dibattito-aperto-al-pubblico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Crisi, al discount sei famiglie su dieci. E il 70% taglia cibo e cure mediche</title>
		<link>https://angelopisani.it/crisi-al-discount-sei-famiglie-su-dieci-e-il-70-taglia-cibo-e-cure-mediche/</link>
		<comments>https://angelopisani.it/crisi-al-discount-sei-famiglie-su-dieci-e-il-70-taglia-cibo-e-cure-mediche/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 11:49:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Pisani</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Discount]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angelopisani.it/?p=1473</guid>
		<description><![CDATA[<p>Le famiglie italiane tirano la cinghia, a causa della crisi, e si rivolgono sempre di più al discount riducendo quantità e qualità dei prodotti. Lo afferma il presidente dell&#8217;Istat, Enrico Giovannini, nel corso dell&#8217;audizione delle commissioni speciali di Camera e senato sul documento di economia e finanza. Più di sei famiglie su dieci infatti, per la precisione il 62,3% nel 2012 (con un aumento di nove punti percentuali sul 2011) fanno ormai stabilmente la spesa nei market &#8216;low cost&#8217;. La punta massima del fenomeno nel Mezzogiorno (dal 65% al 73%), ma in termini incrementali si sono avute variazioni anche più ampie al Nord, dove il salto è stato di quasi 10 punti percentuali (dal 46% al 55,5%), e al Centro (dal 53% a quasi il 62%). Circa il 71% ha poi modificato quantità e/o qualità dei prodotti acquistati, mentre tra le spese non alimentari sono state quasi eliminate le spese per visite mediche, analisi cliniche ed esami radiologici, mantenendo quella, incomprimibile, per medicinali.  Nonostante ciò, rivela l&#8217;Itituto di statistica, cresce la fiducia dei consumatori italiani che passa a 86,3 rispetto all&#8217;85,3 di marzo, posizionarsi al livello più alto dallo scorso luglio, ovvero da nove mesi. Nel dettaglio &#8221;in aprile aumenta la componente riferita al quadro economico (il relativo indice passa da 69,2 a 73,5), mentre diminuisce quella relativa al clima personale (da 91,4 a 90,5). Gli indicatori del clima futuro e corrente sono entrambi in aumento (rispettivamente da 80,3 a 80,8 e da 89,2 a 90,1)&#8221;.  &#8221;I giudizi e le attese sulla situazione economica del paese migliorano: i rispettivi saldi passano da -147 a -137 e da -61 a -50 rispettivamente. Quanto alle attese sulla disoccupazione, le opinioni dei consumatori mostrano un aumento (da 104 a 109 il saldo) -continua l&#8217;Istat-.Le valutazioni sulla situazione economica della famiglia migliorano (il saldo passa da -75 a -73 per i giudizi e da -30 a -29 per le attese). Diminuisce il saldo dei giudizi sul bilancio familiare (da -23 a -28). Le opportunità attuali di risparmio e le attese sulle possibilità future sono in calo (da 132 a 121 e da -81 a -90 i rispettivi saldi). Le opinioni dei consumatori sull&#8217;opportunità di acquistare beni durevoli migliorano: il saldo passa da -114 a -102&#8221;.  &#8221;Il saldo dei giudizi sull&#8217;evoluzione recente dei prezzi al consumo è in diminuzione (da 50 a 37). Le valutazioni sull&#8217;evoluzione dei prezzi nei prossimi dodici mesi indicano una attenuazione della dinamica inflazionistica (il saldo passa da 2 a -3). A livello territoriale, il clima di fiducia aumenta nel Nord-ovest nel Centro e nel Mezzogiorno, mentre diminuisce nel Nord-est&#8221;, conclude la nota. Per quanto riguarda la situazione economica del Paese, il prodotto interno lordo italiano &#8221;dovrebbe ridursi nel 2013 in una misura molto vicina a quella stimata dal governo nel def&#8221;, che prevede una contrazione dell&#8217;1,3%. Per il 2014 &#8221;non si è ancora in grado di valutare l&#8217;effetto del provvedimento perché, spiega Giovannini, le previsioni dell&#8217;Istat verranno pubblicate a maggio. Per il presidente dell&#8217;Istat, inoltre, il problema più grande rimane la disoccupazione che &#8221;non si riassorbe con un pil che cresce dell&#8217;1%&#8221;. &#8221;La crescita futura non si riassorbirà e non riassorbirà la disoccupazione creata, questo è il problema più ampio che abbiamo davanti come paese e come Europa&#8221;, spiega, ricordando che nell&#8217;eurozona ci sono 25 milioni di disoccupati che &#8221;non si riassorbono con un pil che cresce dell&#8217;1%. Come spezzare questo circolo credo che sia il vero problema&#8221;. L&#8217;attenzione va quindi concentrata su questo tema, anche a livello europeo.  Giovannini si è infine detto scettico sul ritorno dei consumi e degli investimenti a breve dopo il decreto sui debiti della P.A. E&#8217; &#8221;difficile&#8221; quantificare l&#8217;effetto del decreto legge, tuttavia l&#8217;attuale fase economica &#8221;non sembra supportare l&#8217;ipotesi di un effetto pieno e immediato&#8221; del provvedimento, ha affermato, spiegando che il motivo è dato dai &#8220;bassi livelli del tasso di risparmio e dal desiderio di ricostituzione di quest&#8217;ultimo per motivi precauzionali&#8221;. (Adnkronos/Ign)</p><p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/crisi-al-discount-sei-famiglie-su-dieci-e-il-70-taglia-cibo-e-cure-mediche/">Crisi, al discount sei famiglie su dieci. E il 70% taglia cibo e cure mediche</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le famiglie italiane tirano la cinghia, a causa della crisi, e si rivolgono sempre di più al discount riducendo quantità e qualità dei prodotti. Lo afferma il presidente dell&#8217;Istat, Enrico Giovannini, nel corso dell&#8217;audizione delle commissioni speciali di Camera e senato sul documento di economia e finanza. Più di sei famiglie su dieci infatti, per la precisione il 62,3% nel 2012 (con un aumento di nove punti percentuali sul 2011) fanno ormai stabilmente la spesa nei market &#8216;low cost&#8217;.</p>
<p>La punta massima del fenomeno nel Mezzogiorno (dal 65% al 73%), ma in termini incrementali si sono avute variazioni anche più ampie al Nord, dove il salto è stato di quasi 10 punti percentuali (dal 46% al 55,5%), e al Centro (dal 53% a quasi il 62%). Circa il 71% ha poi modificato quantità e/o qualità dei prodotti acquistati, mentre tra le spese non alimentari sono state quasi eliminate le spese per visite mediche, analisi cliniche ed esami radiologici, mantenendo quella, incomprimibile, per medicinali.<span style="font-size: 13px;"> </span></p>
<p>Nonostante ciò, rivela l&#8217;Itituto di statistica, cresce la fiducia dei consumatori italiani che passa a 86,3 rispetto all&#8217;85,3 di marzo, posizionarsi al livello più alto dallo scorso luglio, ovvero da nove mesi. Nel dettaglio &#8221;in aprile aumenta la componente riferita al quadro economico (il relativo indice passa da 69,2 a 73,5), mentre diminuisce quella relativa al clima personale (da 91,4 a 90,5). Gli indicatori del clima futuro e corrente sono entrambi in aumento (rispettivamente da 80,3 a 80,8 e da 89,2 a 90,1)&#8221;.<span style="font-size: 13px;"> </span></p>
<p>&#8221;I giudizi e le attese sulla situazione economica del paese migliorano: i rispettivi saldi passano da -147 a -137 e da -61 a -50 rispettivamente. Quanto alle attese sulla disoccupazione, le opinioni dei consumatori mostrano un aumento (da 104 a 109 il saldo) -continua l&#8217;Istat-.Le valutazioni sulla situazione economica della famiglia migliorano (il saldo passa da -75 a -73 per i giudizi e da -30 a -29 per le attese). Diminuisce il saldo dei giudizi sul bilancio familiare (da -23 a -28). Le opportunità attuali di risparmio e le attese sulle possibilità future sono in calo (da 132 a 121 e da -81 a -90 i rispettivi saldi). Le opinioni dei consumatori sull&#8217;opportunità di acquistare beni durevoli migliorano: il saldo passa da -114 a -102&#8221;.<span style="font-size: 13px;"> </span></p>
<p>&#8221;Il saldo dei giudizi sull&#8217;evoluzione recente dei prezzi al consumo è in diminuzione (da 50 a 37). Le valutazioni sull&#8217;evoluzione dei prezzi nei prossimi dodici mesi indicano una attenuazione della dinamica inflazionistica (il saldo passa da 2 a -3). A livello territoriale, il clima di fiducia aumenta nel Nord-ovest nel Centro e nel Mezzogiorno, mentre diminuisce nel Nord-est&#8221;, conclude la nota.</p>
<p>Per quanto riguarda la situazione economica del Paese, il prodotto interno lordo italiano &#8221;dovrebbe ridursi nel 2013 in una misura molto vicina a quella stimata dal governo nel def&#8221;, che prevede una contrazione dell&#8217;1,3%. Per il 2014 &#8221;non si è ancora in grado di valutare l&#8217;effetto del provvedimento perché, spiega Giovannini, le previsioni dell&#8217;Istat verranno pubblicate a maggio.</p>
<p>Per il presidente dell&#8217;Istat, inoltre, il problema più grande rimane la disoccupazione che &#8221;non si riassorbe con un pil che cresce dell&#8217;1%&#8221;. &#8221;La crescita futura non si riassorbirà e non riassorbirà la disoccupazione creata, questo è il problema più ampio che abbiamo davanti come paese e come Europa&#8221;, spiega, ricordando che nell&#8217;eurozona ci sono 25 milioni di disoccupati che &#8221;non si riassorbono con un pil che cresce dell&#8217;1%. Come spezzare questo circolo credo che sia il vero problema&#8221;. L&#8217;attenzione va quindi concentrata su questo tema, anche a livello europeo.<span style="font-size: 13px;"> </span></p>
<p>Giovannini si è infine detto scettico sul ritorno dei consumi e degli investimenti a breve dopo il decreto sui debiti della P.A. E&#8217; &#8221;difficile&#8221; quantificare l&#8217;effetto del decreto legge, tuttavia l&#8217;attuale fase economica &#8221;non sembra supportare l&#8217;ipotesi di un effetto pieno e immediato&#8221; del provvedimento, ha affermato, spiegando che il motivo è dato dai &#8220;bassi livelli del tasso di risparmio e dal desiderio di ricostituzione di quest&#8217;ultimo per motivi precauzionali&#8221;. (Adnkronos/Ign)</p>
<p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/crisi-al-discount-sei-famiglie-su-dieci-e-il-70-taglia-cibo-e-cure-mediche/">Crisi, al discount sei famiglie su dieci. E il 70% taglia cibo e cure mediche</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://angelopisani.it/crisi-al-discount-sei-famiglie-su-dieci-e-il-70-taglia-cibo-e-cure-mediche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Consumatori vedono nero, la fiducia crolla</title>
		<link>https://angelopisani.it/consumatori-vedono-nero-la-fiducia-crolla/</link>
		<comments>https://angelopisani.it/consumatori-vedono-nero-la-fiducia-crolla/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 17:42:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Pisani</dc:creator>
				<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA CONSUMATORI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angelopisani.it/?p=1408</guid>
		<description><![CDATA[<p>A marzo 2013, nel primo mese dopo le elezioni politiche, l&#8217;indice del clima di fiducia dei consumatori torna a scendere, portandosi all&#8217;85,2 dall&#8217;86,0 di febbraio, quando si era registrato un rialzo. Lo rileva l&#8217;Istat, spiegando che diminuisce sia la componente relativa al quadro economico sia quella, in misura più lieve, riguardante il clima personale. In calo risulta anche la fiducia sulla situazione corrente, ovvero attuale, mentre migliora l&#8217;indicatore sul futuro. Insomma, dopo il sollievo del mese precedente, un miglioramento arrivato dopo il minimo assoluto toccato a gennaio, l&#8217;ottimismo dei consumatori in Italia risulta di nuovo in flessione. Nel dettaglio il termometro dell&#8217;Istat sul clima economico scende a 68,8 (da 72,7). Infatti, i giudizi e la attese sulla situazione economica del Paese peggiorano e aumentano le attese sulla disoccupazione. L&#8217;indicatore che riguarda la sfera personale (situazione economica della famiglia, suo bilancio, sua capacità di risparmio) cala a 91,4 (da 91,7). Analizzando la dimensione temporale, peggiora a 89,2 (da 91,1) la fiducia sul presente, che segna così il minimo storico assoluto, il livello più basso dall&#8217;avvio delle serie (gennaio 1996). In controtendenza rispetto alle altre componenti, risulta invece il clima futuro, in rialzo a 80,2 (da 79,9). Inoltre l&#8217;Istituto di statistica fa notare che a livello territoriale la fiducia aumenta lievemente al Centro, mentre diminuisce nel resto del Paese. A marzo 2013 l&#8217;indice di fiducia dei consumatori sul clima corrente, ovvero sulla situazione presente, tocca il livello più basso (89,2) dall&#8217;inizio delle serie storiche, ovvero dal gennaio del 1996. Lo rileva l&#8217;Istat. Invece, rispetto a febbraio, segna un rialzo la fiducia sul clima futuro (a 80,2 da 79,9). Fonte: www.ansa.it</p><p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/consumatori-vedono-nero-la-fiducia-crolla/">Consumatori vedono nero, la fiducia crolla</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A marzo 2013, nel primo mese dopo le elezioni politiche, l&#8217;indice del clima di fiducia dei consumatori torna a scendere, portandosi all&#8217;85,2 dall&#8217;86,0 di febbraio, quando si era registrato un rialzo. Lo rileva l&#8217;Istat, spiegando che diminuisce sia la componente relativa al quadro economico sia quella, in misura più lieve, riguardante il clima personale. In calo risulta anche la fiducia sulla situazione corrente, ovvero attuale, mentre migliora l&#8217;indicatore sul futuro.</p>
<p>Insomma, dopo il sollievo del mese precedente, un miglioramento arrivato dopo il minimo assoluto toccato a gennaio, l&#8217;ottimismo dei consumatori in Italia risulta di nuovo in flessione. Nel dettaglio il termometro dell&#8217;Istat sul clima economico scende a 68,8 (da 72,7). Infatti, i giudizi e la attese sulla situazione economica del Paese peggiorano e aumentano le attese sulla disoccupazione. L&#8217;indicatore che riguarda la sfera personale (situazione economica della famiglia, suo bilancio, sua capacità di risparmio) cala a 91,4 (da 91,7). Analizzando la dimensione temporale, peggiora a 89,2 (da 91,1) la fiducia sul presente, che segna così il minimo storico assoluto, il livello più basso dall&#8217;avvio delle serie (gennaio 1996). In controtendenza rispetto alle altre componenti, risulta invece il clima futuro, in rialzo a 80,2 (da 79,9). Inoltre l&#8217;Istituto di statistica fa notare che a livello territoriale la fiducia aumenta lievemente al Centro, mentre diminuisce nel resto del Paese.</p>
<p>A marzo 2013 l&#8217;indice di fiducia dei consumatori sul clima corrente, ovvero sulla situazione presente, tocca il livello più basso (89,2) dall&#8217;inizio delle serie storiche, ovvero dal gennaio del 1996. Lo rileva l&#8217;Istat. Invece, rispetto a febbraio, segna un rialzo la fiducia sul clima futuro (a 80,2 da 79,9).</p>
<p><em>Fonte: <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2013/03/25/Fiducia-torna-scendere-consumatori_8455053.html" target="_blank">www.ansa.it</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/consumatori-vedono-nero-la-fiducia-crolla/">Consumatori vedono nero, la fiducia crolla</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://angelopisani.it/consumatori-vedono-nero-la-fiducia-crolla/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Istat: 8 milioni di poveri, peggiora situazione operai</title>
		<link>https://angelopisani.it/istat-8-milioni-di-poveri-peggiora-situazione-operai/</link>
		<comments>https://angelopisani.it/istat-8-milioni-di-poveri-peggiora-situazione-operai/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Jul 2012 10:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Pisani</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tutelapersone.com/istat-8-milioni-di-poveri-peggiora-situazione-operai/</guid>
		<description><![CDATA[<p>E&#8217; un&#8217;Italia che non ce la fa ad arrivare a fine mese, che non riesce a spendere, in due, piu&#8217; di 1.011 euro. E&#8217; composta da 8,1 milioni di persone e rappresenta l&#8217;11,1% delle famiglie residenti. In tanti, 3,4 milioni (5,2 famiglie su 100) vivono in condizioni di poverta&#8217; grave. Sono dati allarmanti, di una poverta&#8217; stagnante, rimasta &#8221;sostanzialmente stabile&#8221; tra il 2010 e il 2011, ma solo perche&#8217; sono peggiorate le condizioni delle famiglie in cui vi sono operai, o non vi sono redditi da lavoro, e migliorate quelle delle famiglie di dirigenti o impiegati. A scattare la fotografia dell&#8217;Italia &#8221;con le tasche vuote&#8221; e&#8217; l&#8217;Istat nel report &#8221;La poverta&#8217; in Italia&#8221;, diffuso oggi. Al Sud e&#8217; povera quasi una famiglia su quattro (23,3%) e, in generale, il 7,6% delle famiglie rischia di &#8221;superare&#8221; la soglia. * IN 2011 8 MLN 173 MILA POVERI IN ITALIA &#8211; Rappresentano il 13,6% dell&#8217;intera popolazione e l&#8217;11,1% delle famiglie (2 milioni e 782 mila). Di questi, 3 milioni e 415 mila (5,7% dell&#8217;intera popolazione) vivono in condizioni di poverta&#8217; assoluta (1 milione e 297 mila famiglie; 5,2%). Una famiglia composta da due persone e&#8217; considerata relativamente povera se ha una spesa inferiore o pari a 1.011,03 euro (soglia poverta&#8217;). * PEGGIORANO CONDIZIONI OPERAI &#8211; Il 15,4% (15,1% nel 2010) dei nuclei in cui vi sono operai e&#8217; relativamente povero, il 7,5% (6,4% nel 2010) e&#8217; assolutamente povero. Migliora invece la condizione delle famiglie di dipendenti o dirigenti: nel 2010 era relativamente povero il 5,3% e assolutamente povero l&#8217;1,4%, nel 2011 i valori si fermano al 4,4% e all&#8217;1,3%. Assieme alle famiglie operaie peggiorano anche le condizioni dei nuclei senza occupati ne&#8217; ritirati dal lavoro (l&#8217;incidenza della poverta&#8217; relativa passa da 40,2% a 50,7%) e di quelli con tutti i componenti ritirati dal lavoro (dall&#8217;8,3% al 9,6%). In generale, l&#8217;incidenza di poverta&#8217; assoluta cresce tra le famiglie con a capo una persona con profili professionali e/o titoli di studio bassi, tra cui nuclei con licenza elementare (dall&#8217;8,3% al 9,4%) o di scuola media inferiore (dal 5,1% al 6,2%). * AUMENTA POVERTA&#8217; TRA COPPIE CON UN FIGLIO &#8211; E&#8217; relativamente indigente il 10,4% (4% in poverta&#8217; assoluta) delle coppie con un figlio, il 13,5% (5,7%) di quelle con un figlio minore. Nel 2010 erano rispettivamente il 9,8% (2,9%) e l&#8217;11,6% (3,9%). Il 28,5% delle famiglie con cinque o piu&#8217; componenti e&#8217; relativamente povera, incidenza che al Sud raggiunge il 45,2%. La poverta&#8217; e&#8217; inoltre superiore alla media nelle famiglie con due o più anziani (14,3%). * AL SUD POVERA QUASI UNA FAMIGLIA SU 4 &#8211; Tra queste, l&#8217;8% vive in condizioni di poverta&#8217; assoluta. Aumenta in un anno l&#8217;intensita&#8217; di poverta&#8217; relativa (quanto la spesa mensile equivalente delle famiglie povere si colloca al di sotto della linea di poverta&#8217;), cioe&#8217; i poveri sono diventati ancora piu&#8217; poveri. Il valore e&#8217; passato dal 21,5% al 22,3%. * SICILIA E CALABRIA LE REGIONI PIU&#8217; POVERE &#8211; Con un&#8217;incidenza di poverta&#8217; rispettivamente pari al 27,3% e al 26,2%. I valori piu&#8217; bassi li registrano invece la provincia di Trento (3,4%), la Lombardia (4,2%), la Valle d&#8217;Aosta e il Veneto (4,3%). * 7,6% FAMIGLIE A RISCHIO POVERTA&#8217; &#8211; Sono quei nuclei che si trovano di poco al di sopra della linea di convenzionale di poverta&#8217; e che, magari, con una spesa improvvisa, potrebbero &#8221;scivolare&#8221; al di sotto. Di questi il 3,7% presenta valori di spesa superiori alla linea di poverta&#8217; di non oltre il 10%. Considerando le famiglie povere (6% appena povere e 5,1% sicuramente povere) e quelle a rischio, una famiglia su 5 (18,7%) tra quelle residenti in Italia risulta indigente o quasi indigente. * I COMMENTI &#8211; &#8221;Monti e i sobri professori hanno fatto cassa sulla pelle dei cittadini, lasciando impuniti evasori, speculatori e i soliti noti della casta&#8221;, scrive sul blog il leader dell&#8217;Idv Antonio Di Pietro. &#8221;La poverta&#8217; non puo&#8217; essere l&#8217;alternativa e l&#8217;antidoto alla crisi&#8221;, denuncia Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;, su twitter. &#8221;Otto milioni di italiani sprofondano nella poverta&#8217; e il governo Monti se ne frega. Solo tasse e tagli&#8221;, aggiunge sempre su twitter il leader de La Destra, Francesco Storace. Per il presidente dei Verdi Angelo Bonelli &#8221;il governo e&#8217; responsabile dell&#8217;aumento della poverta&#8221;&#8217;. Adiconsum chiede &#8221;fondi di solidarieta&#8217; per settori&#8221;. il Codacons un &#8221;apposito &#8216;Decreto anti-poverta&#8221;&#8217;, mentre le Acli ricordano che &#8221;anche lo spread sociale e&#8217; insostenibile&#8221;.  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/07/17/Italia-sempre-piu-povera-allarme-8-mln_7196383.html</p><p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/istat-8-milioni-di-poveri-peggiora-situazione-operai/">Istat: 8 milioni di poveri, peggiora situazione operai</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://2.bp.blogspot.com/-5JbHMtramxg/UAaTvDAIgaI/AAAAAAAAN7Y/sg_F703IYQ4/s1600/operai.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0" height="219" src="http://2.bp.blogspot.com/-5JbHMtramxg/UAaTvDAIgaI/AAAAAAAAN7Y/sg_F703IYQ4/s320/operai.jpg" width="320" /></a>E&#8217; un&#8217;Italia che non ce la fa ad  arrivare a fine mese, che non  riesce a spendere, in due, piu&#8217; di 1.011 euro. E&#8217;  composta da 8,1  milioni di persone e rappresenta l&#8217;11,1% delle famiglie  residenti. In  tanti, 3,4 milioni (5,2 famiglie su 100) vivono in condizioni di   poverta&#8217; grave. Sono dati allarmanti, di una poverta&#8217; stagnante, rimasta   &#8221;sostanzialmente stabile&#8221; tra il 2010 e il 2011, ma solo perche&#8217;  sono  peggiorate le condizioni delle famiglie in cui vi sono operai, o  non vi sono  redditi da lavoro, e migliorate quelle delle famiglie di  dirigenti o impiegati.  A scattare la fotografia dell&#8217;Italia &#8221;con le  tasche vuote&#8221; e&#8217; l&#8217;Istat nel  report &#8221;La poverta&#8217; in Italia&#8221;, diffuso  oggi. </div>
<div style="text-align: justify;">Al Sud e&#8217; povera quasi una famiglia su quattro (23,3%) e, in  generale, il  7,6% delle famiglie rischia di &#8221;superare&#8221; la soglia. *  IN 2011 8 MLN 173 MILA  POVERI IN ITALIA &#8211; Rappresentano il 13,6%  dell&#8217;intera popolazione e l&#8217;11,1%  delle famiglie (2 milioni e 782  mila). Di questi, 3 milioni e 415 mila (5,7%  dell&#8217;intera popolazione)  vivono in condizioni di poverta&#8217; assoluta (1 milione e  297 mila  famiglie; 5,2%). Una famiglia composta da due persone e&#8217; considerata   relativamente povera se ha una spesa inferiore o pari a 1.011,03 euro  (soglia  poverta&#8217;).</div>
<div style="text-align: justify;">* PEGGIORANO CONDIZIONI OPERAI &#8211; Il 15,4% (15,1% nel 2010) dei nuclei  in cui  vi sono operai e&#8217; relativamente povero, il 7,5% (6,4% nel 2010)  e&#8217; assolutamente  povero. Migliora invece la condizione delle famiglie  di dipendenti o dirigenti:  nel 2010 era relativamente povero il 5,3% e  assolutamente povero l&#8217;1,4%, nel  2011 i valori si fermano al 4,4% e  all&#8217;1,3%. Assieme alle famiglie operaie  peggiorano anche le condizioni  dei nuclei senza occupati ne&#8217; ritirati dal lavoro  (l&#8217;incidenza della  poverta&#8217; relativa passa da 40,2% a 50,7%) e di quelli con  tutti i  componenti ritirati dal lavoro (dall&#8217;8,3% al 9,6%). In generale,   l&#8217;incidenza di poverta&#8217; assoluta cresce tra le famiglie con a capo una  persona  con profili professionali e/o titoli di studio bassi, tra cui  nuclei con licenza  elementare (dall&#8217;8,3% al 9,4%) o di scuola media  inferiore (dal 5,1% al  6,2%).</div>
<div style="text-align: justify;">* AUMENTA POVERTA&#8217; TRA COPPIE CON UN FIGLIO &#8211; E&#8217; relativamente  indigente il  10,4% (4% in poverta&#8217; assoluta) delle coppie con un  figlio, il 13,5% (5,7%) di  quelle con un figlio minore. Nel 2010 erano  rispettivamente il 9,8% (2,9%) e  l&#8217;11,6% (3,9%). Il 28,5% delle  famiglie con cinque o piu&#8217; componenti e&#8217;  relativamente povera,  incidenza che al Sud raggiunge il 45,2%. La poverta&#8217; e&#8217;  inoltre  superiore alla media nelle famiglie con due o più anziani (14,3%).</div>
<div style="text-align: justify;">* AL SUD POVERA QUASI UNA FAMIGLIA SU 4 &#8211; Tra queste, l&#8217;8% vive in  condizioni  di poverta&#8217; assoluta. Aumenta in un anno l&#8217;intensita&#8217; di  poverta&#8217; relativa  (quanto la spesa mensile equivalente delle famiglie  povere si colloca al di  sotto della linea di poverta&#8217;), cioe&#8217; i poveri  sono diventati ancora piu&#8217;  poveri. Il valore e&#8217; passato dal 21,5% al  22,3%. * SICILIA E CALABRIA LE REGIONI  PIU&#8217; POVERE &#8211; Con un&#8217;incidenza  di poverta&#8217; rispettivamente pari al 27,3% e al  26,2%. I valori piu&#8217;  bassi li registrano invece la provincia di Trento (3,4%),  la Lombardia  (4,2%), la Valle d&#8217;Aosta e il Veneto (4,3%).</div>
<div style="text-align: justify;">* 7,6% FAMIGLIE A RISCHIO POVERTA&#8217; &#8211; Sono quei nuclei che si trovano  di poco  al di sopra della linea di convenzionale di poverta&#8217; e che,  magari, con una  spesa improvvisa, potrebbero &#8221;scivolare&#8221; al di sotto.  Di questi il 3,7%  presenta valori di spesa superiori alla linea di  poverta&#8217; di non oltre il  10%.</div>
<div style="text-align: justify;">Considerando le famiglie povere (6% appena povere e 5,1% sicuramente  povere)  e quelle a rischio, una famiglia su 5 (18,7%) tra quelle  residenti in Italia  risulta indigente o quasi indigente.</div>
<div style="text-align: justify;">* I COMMENTI &#8211; &#8221;Monti e i sobri professori hanno fatto cassa sulla  pelle dei  cittadini, lasciando impuniti evasori, speculatori e i soliti  noti della  casta&#8221;, scrive sul blog il leader dell&#8217;Idv Antonio Di  Pietro. &#8221;La poverta&#8217; non  puo&#8217; essere l&#8217;alternativa e l&#8217;antidoto alla  crisi&#8221;, denuncia Nichi Vendola,  presidente di Sinistra Ecologia  Liberta&#8217;, su twitter. &#8221;Otto milioni di italiani  sprofondano nella  poverta&#8217; e il governo Monti se ne frega. Solo tasse e tagli&#8221;,  aggiunge  sempre su twitter il leader de La Destra, Francesco Storace. Per il   presidente dei Verdi Angelo Bonelli &#8221;il governo e&#8217; responsabile  dell&#8217;aumento  della poverta&#8221;&#8217;. Adiconsum chiede &#8221;fondi di solidarieta&#8217;  per settori&#8221;. il  Codacons un &#8221;apposito &#8216;Decreto anti-poverta&#8221;&#8217;,  mentre le Acli ricordano che  &#8221;anche lo spread sociale e&#8217;  insostenibile&#8221;.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"> http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/07/17/Italia-sempre-piu-povera-allarme-8-mln_7196383.html</div>
<p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/istat-8-milioni-di-poveri-peggiora-situazione-operai/">Istat: 8 milioni di poveri, peggiora situazione operai</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://angelopisani.it/istat-8-milioni-di-poveri-peggiora-situazione-operai/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Istat: crisi pesa, giù consumi alimentari per famiglie</title>
		<link>https://angelopisani.it/istat-crisi-pesa-giu-consumi-alimentari-per-famiglie/</link>
		<comments>https://angelopisani.it/istat-crisi-pesa-giu-consumi-alimentari-per-famiglie/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2012 10:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Pisani</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA CONSUMATORI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tutelapersone.com/istat-crisi-pesa-giu-consumi-alimentari-per-famiglie/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Il 35,8% delle famiglie nel 2011 ha diminuito la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto al 2010. Lo riferisce l&#8217;Istat aggiungendo che è in aumento la quota di famiglie del Mezzogiorno che acquista generi alimentari presso gli hard-discount (si passa dall&#8217;11,2% del 2010 al 13,1% del 2011). La maggior parte delle famiglie (il 67,5%) effettua la spesa alimentare &#8211; riferisce l&#8217;Istat &#8211; presso il supermercato, che si conferma il luogo di acquisto prevalente, nonostante una lieve flessione. Quasi la metà delle famiglie (il 47,7%) continua ad acquistare il pane al negozio tradizionale, il 9,7% sceglie il mercato per l&#8217;acquisto di pesce e il 16,4% per la frutta e la verdura. Tra il 2010 e il 2011 risultano in contrazione, su tutto il territorio nazionale e in particolare nel Centro e nel Mezzogiorno, le spese destinate all&#8217;abbigliamento e alle calzature. Crescono, anche per effetto dell&#8217;aumento dei prezzi, le quote di spesa &#8211; riferisce ancora l&#8217;istituto di statistica &#8211; destinate all&#8217;abitazione (dal 28,4% al 28,9%) e ai trasporti (dal 13,8% al 14,2%). La Lombardia è la regione con la spesa media mensile delle famiglie più elevata (3.033 euro), seguita dal Veneto (2.903 euro). Fanalino di coda, anche nel 2011, è invece la Sicilia che, con una spesa media mensile di 1.637 euro, vede aumentare il divario dalla regione con la spesa più elevata (circa 1.400 euro). Lo riferisce l&#8217;Istat. Nel 2011 la spesa media mensile per famiglia è pari a 2.488 euro (+1,4% rispetto all&#8217;anno precedente). Tenuto conto dell&#8217;errore campionario e della variazione del valore del fitto figurativo &#8220;la spesa &#8211; riferisce l&#8217;Istat &#8211; risulta stabile in termini reali, nonostante la dinamica inflazionistica (+2,8%)&#8221;. Il valore mediano della spesa mensile per famiglia è pari a 2.078 euro, l&#8217;1,9% in più rispetto al 2010, &#8220;e conferma la stabilita&#8221; osservata in termini di valore medio&#8221;. La spesa media per generi alimentari e bevande &#8211; riferisce l&#8217;Istat &#8211; cresce, in termini nominali, del 2,2% rispetto al 2010, attestandosi a 477 euro mensili; in particolare, aumentano la spesa per carne, quella per latte, formaggi e uova e quella per zucchero, caffé e altro. La quota di spesa per alimentari e bevande rimane costante fra le famiglie del Nord e del Centro (16,6% nel Nord e 18,4% nel Centro), mentre continua ad aumentare nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 25,6% della spesa totale. La spesa non alimentare complessiva è stabile, e pari a 2.011 euro mensili: diminuiscono le spese per abbigliamento e calzature (-5,9%) e aumentano quelle per l&#8217;abitazione (+3,3%). Sulla spesa media mensile continua a crescere &#8211; evidenzia l&#8217;istituto di statistica &#8211; il peso dell&#8217;abitazione, così come quello dei trasporti.  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/07/05/Istat-giu-consumi-alimentari-Circa-36-famiglie-li-riduce_7144146.html</p><p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/istat-crisi-pesa-giu-consumi-alimentari-per-famiglie/">Istat: crisi pesa, giù consumi alimentari per famiglie</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://2.bp.blogspot.com/-Nj1Y8BH1sE8/T_VnWS7MHzI/AAAAAAAAN3Y/yDPuJkQcrT4/s1600/spesa-carrello.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0" height="222" src="http://2.bp.blogspot.com/-Nj1Y8BH1sE8/T_VnWS7MHzI/AAAAAAAAN3Y/yDPuJkQcrT4/s320/spesa-carrello.jpg" width="320" /></a>Il 35,8% delle famiglie nel 2011 ha diminuito la quantità e/o la qualità  dei prodotti alimentari acquistati rispetto al 2010. Lo riferisce  l&#8217;Istat aggiungendo che è in aumento la quota di famiglie del  Mezzogiorno che acquista generi alimentari presso gli hard-discount (si  passa dall&#8217;11,2% del 2010 al 13,1% del 2011).</p>
<p>La maggior parte delle famiglie (il 67,5%) effettua la spesa alimentare &#8211;  riferisce l&#8217;Istat &#8211; presso il supermercato, che si conferma il luogo di  acquisto prevalente, nonostante una lieve flessione. Quasi la metà  delle famiglie (il 47,7%) continua ad acquistare il pane al negozio  tradizionale, il 9,7% sceglie il mercato per l&#8217;acquisto di pesce e il  16,4% per la frutta e la verdura. Tra il 2010 e il 2011 risultano in  contrazione, su tutto il territorio nazionale e in particolare nel  Centro e nel Mezzogiorno, le spese destinate all&#8217;abbigliamento e alle  calzature. Crescono, anche per effetto dell&#8217;aumento dei prezzi, le quote  di spesa &#8211; riferisce ancora l&#8217;istituto di statistica &#8211; destinate  all&#8217;abitazione (dal 28,4% al 28,9%) e ai trasporti (dal 13,8% al 14,2%).</p>
<p>La Lombardia è la regione con la spesa media mensile delle famiglie più  elevata (3.033 euro), seguita dal Veneto (2.903 euro). Fanalino di coda,  anche nel 2011, è invece la Sicilia che, con una spesa media mensile di  1.637 euro, vede aumentare il divario dalla regione con la spesa più  elevata (circa 1.400 euro). Lo riferisce l&#8217;Istat.</p>
<p>Nel 2011 la spesa media mensile per famiglia è pari a 2.488 euro (+1,4%  rispetto all&#8217;anno precedente). Tenuto conto dell&#8217;errore campionario e  della variazione del valore del fitto figurativo &#8220;la spesa &#8211; riferisce  l&#8217;Istat &#8211; risulta stabile in termini reali, nonostante la dinamica  inflazionistica (+2,8%)&#8221;. Il valore mediano della spesa mensile per  famiglia è pari a 2.078 euro, l&#8217;1,9% in più rispetto al 2010, &#8220;e  conferma la stabilita&#8221; osservata in termini di valore medio&#8221;.</p>
<p>La spesa media per generi alimentari e bevande &#8211; riferisce l&#8217;Istat &#8211;  cresce, in termini nominali, del 2,2% rispetto al 2010, attestandosi a  477 euro mensili; in particolare, aumentano la spesa per carne, quella  per latte, formaggi e uova e quella per zucchero, caffé e altro. La  quota di spesa per alimentari e bevande rimane costante fra le famiglie  del Nord e del Centro (16,6% nel Nord e 18,4% nel Centro), mentre  continua ad aumentare nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 25,6% della  spesa totale. La spesa non alimentare complessiva è stabile, e pari a  2.011 euro mensili: diminuiscono le spese per abbigliamento e calzature  (-5,9%) e aumentano quelle per l&#8217;abitazione (+3,3%). Sulla spesa media  mensile continua a crescere &#8211; evidenzia l&#8217;istituto di statistica &#8211; il  peso dell&#8217;abitazione, così come quello dei trasporti.</p></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"> http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/07/05/Istat-giu-consumi-alimentari-Circa-36-famiglie-li-riduce_7144146.html</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/istat-crisi-pesa-giu-consumi-alimentari-per-famiglie/">Istat: crisi pesa, giù consumi alimentari per famiglie</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://angelopisani.it/istat-crisi-pesa-giu-consumi-alimentari-per-famiglie/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Disoccupazione record fra i giovani E&#8217; salita al 36,2%, mai così alta</title>
		<link>https://angelopisani.it/disoccupazione-record-fra-i-giovani-e-salita-al-362-mai-cosi-alta/</link>
		<comments>https://angelopisani.it/disoccupazione-record-fra-i-giovani-e-salita-al-362-mai-cosi-alta/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 15:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Pisani</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tutelapersone.com/disoccupazione-record-fra-i-giovani-e-salita-al-362-mai-cosi-alta/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Disoccupazione in lieve calo, ma cresce ancora il numero dei senza lavoro fra i giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a maggio è salito infatti al 36,2%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto ad aprile. Lo rileva l&#8217;Istat. È il tasso più alto sia dall&#8217;inizio delle serie storiche mensili (gennaio 2004) che da quelle trimestrali (1992).  Il tasso di disoccupazione a maggio è al 10,1%, in lieve calo (-0,1 punti percentuali) a confronto con aprile, quando toccò un massimo dall&#8217;inizio della serie storica mensile (2004). Mentre sale di 1,9 punti su base annua. Si tratta della prima diminuzione, anche se lieve, del tasso di disoccupazione da febbraio del 2011, quindi da quasi un anno e mezzo.  Tuttavia i tecnici dell&#8217;Istat spiegano che il quadro resta «sostanzialmente stazionario» con la disoccupazione che rimane su «valori molto elevati». Nel dettaglio, il tasso di disoccupazione maschile diminuisce di 0,1 punti percentuali nell&#8217;ultimo mese portandosi al 9,3%; anche quello femminile segna una variazione negativa di 0,1 punti e si attesta all&#8217;11,2%. Invece su base annua il tasso di disoccupazione maschile sale di 1,9 punti percentuali e quello femminile di 1,8 punti. Disoccupazione in lieve aumento nella zona dell&#8217;euro nel mese di maggio a 11,1% contro l&#8217;11% di aprile scorso (nel maggio 2011 era al 10%). Lo riferisce Eurostat, precisando che a maggio i disoccupati nella Ue a 27 erano 24,868 milioni, di cui 17,561 milioni nei 17 paesi della zona euro. Spagna e Grecia mantengono i tassi di disoccupazione più alti, con il 24,5% e il 21,9% rispettivamente. Forte aumento della disoccupazione a Cipro (dal 7,5% al 10,8%). In Italia il tasso è al 10,1%. A maggio nella Ue a 27 c&#8217;erano 5,517 milioni di giovani sotto i 25 anni senza un lavoro (pari ad un tasso del 22,7%), di cui 3,412 milioni nella zona dell&#8217;euro (22,6%). Rispetto al maggio 2011, il numero dei giovani disoccupati è aumentato di 282 mila nella Ue-27 e di 245 mila nella zona euro. Nel maggio 2011, i tassi di disoccupazione erano rispettivamente del 21% e del 20,5%. Il record negativo spetta a Grecia (dato di marzo) e Spagna, entrambe con un picco del 52,1%. http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=205924&#038;sez=ECONOMIA</p><p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/disoccupazione-record-fra-i-giovani-e-salita-al-362-mai-cosi-alta/">Disoccupazione record fra i giovani E&#8217; salita al 36,2%, mai così alta</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://1.bp.blogspot.com/-5OTR8Kr-qGM/T_G5aZeBCGI/AAAAAAAAN14/JSQ9NLIf2y8/s1600/disoccupazione.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-5OTR8Kr-qGM/T_G5aZeBCGI/AAAAAAAAN14/JSQ9NLIf2y8/s1600/disoccupazione.jpg" /></a>Disoccupazione in lieve calo, ma cresce ancora il numero dei senza lavoro fra i  giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a maggio è salito  infatti al 36,2%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto ad aprile. Lo  rileva l&#8217;<a href="http://www.istat.it/it/archivio/65903" target="_blank">Istat</a>. È il tasso più alto sia dall&#8217;inizio delle serie  storiche mensili (gennaio 2004) che da quelle trimestrali (1992). </div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p><strong>
<div style="text-align: justify;"><strong>Il tasso di disoccupazione a maggio è al 10,1%,</strong> in  lieve calo (-0,1 punti percentuali) a confronto con aprile, quando toccò un  massimo dall&#8217;inizio della serie storica mensile (2004). Mentre sale di 1,9 punti  su base annua. Si tratta della prima diminuzione, anche se lieve, del tasso di  disoccupazione da febbraio del 2011, quindi da quasi un anno e mezzo. </div>
<p></strong>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p><strong>
<div style="text-align: justify;"><strong>Tuttavia i tecnici dell&#8217;Istat spiegano che il quadro  resta</strong> «sostanzialmente stazionario» con la disoccupazione che rimane su  «valori molto elevati». Nel dettaglio, il tasso di disoccupazione maschile  diminuisce di 0,1 punti percentuali nell&#8217;ultimo mese portandosi al 9,3%; anche  quello femminile segna una variazione negativa di 0,1 punti e si attesta  all&#8217;11,2%. Invece su base annua il tasso di disoccupazione maschile sale di 1,9  punti percentuali e quello femminile di 1,8 punti.</div>
<p></strong>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p><strong>
<div style="text-align: justify;"><strong>Disoccupazione  in lieve aumento nella zona dell&#8217;euro </strong>nel mese di maggio a 11,1% contro  l&#8217;11% di aprile scorso (nel maggio 2011 era al 10%). Lo riferisce Eurostat,  precisando che a maggio i disoccupati nella Ue a 27 erano 24,868 milioni, di cui  17,561 milioni nei 17 paesi della zona euro. Spagna e Grecia mantengono i tassi  di disoccupazione più alti, con il 24,5% e il 21,9% rispettivamente. Forte  aumento della disoccupazione a Cipro (dal 7,5% al 10,8%). In Italia il tasso è  al 10,1%.</div>
<p></strong>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p><strong>
<div style="text-align: justify;"><strong>A maggio nella Ue a 27 c&#8217;erano 5,517 milioni di  giovani</strong> sotto i 25 anni senza un lavoro (pari ad un tasso del 22,7%),  di cui 3,412 milioni nella zona dell&#8217;euro (22,6%). Rispetto al maggio 2011, il  numero dei giovani disoccupati è aumentato di 282 mila nella Ue-27 e di 245 mila  nella zona euro. Nel maggio 2011, i tassi di disoccupazione erano  rispettivamente del 21% e del 20,5%. Il record negativo spetta a Grecia (dato di  marzo) e Spagna, entrambe con un picco del 52,1%.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=205924&#038;sez=ECONOMIA</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/disoccupazione-record-fra-i-giovani-e-salita-al-362-mai-cosi-alta/">Disoccupazione record fra i giovani E&#8217; salita al 36,2%, mai così alta</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://angelopisani.it/disoccupazione-record-fra-i-giovani-e-salita-al-362-mai-cosi-alta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Istat: allarme Sud, troppe famiglie povere</title>
		<link>https://angelopisani.it/istat-allarme-sud-troppe-famiglie-povere/</link>
		<comments>https://angelopisani.it/istat-allarme-sud-troppe-famiglie-povere/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 May 2012 16:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Pisani</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA CONSUMATORI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tutelapersone.com/istat-allarme-sud-troppe-famiglie-povere/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Ancora forti disuguaglianze in tema di poverta&#8217;: al Sud sono povere 23 famiglie su 100, al Nord 4,9 (dati 2010). Il 67% delle famiglie e il 68,2% delle persone povere risiedono nel Mezzogiorno. Lo rileva il rapporto annuale Istat riferendo i dati della poverta&#8217; relativa, che riguarda la spesa media effettuata dalle famiglie. ASCENSORE SOCIALE LENTO, RISCHIO E&#8217; IN AUMENTO -&#8221;Bassa fluidita&#8217; sociale&#8221; in Italia; le opportunita&#8217; di miglioramento rispetto ai padri &#8221;si sono ridotte e i rischi di peggiorare sono aumentati&#8221;. Lo dice l&#8217;Istat segnalando &#8221;disuguaglianze nelle opportunita&#8217; degli individui&#8221;. Rara la salita sociale solo l&#8217;8,5% di chi ha un padre operaio riesce ad accedere a professioni apicali. SOMMERSO TRA 255 E 275 MLD, CON CRISI RISALE &#8211; Il sommerso in Italia vale fra 255 e 275 miliardi, cioe&#8217; fra il 16,3% e il 17% del Pil. Lo stima l&#8217;Istat nel suo rapporto annuale, con riferimento al 2008. Il dato e&#8217; in riduzione rispetto al Duemila, quando il peso sul Pil era oltre il 18%. Con la crisi l&#8217;area dell&#8217;economia sommersa si e&#8217; &#8221;verosimilmente allargata&#8221;. TRA 1993 E 2011 SALARI CONTRATTUALI REALI FERMI &#8211; Tra il 1993 e il 2011 le retribuzioni contrattuali in Italia in termini reali sono rimaste ferme. E&#8217; quanto si legge nel Rapporto annuale Istat secondo il quale la crescita per le retribuzioni di fatto è stata di quattro decimi di punto l&#8217;anno. +1,7 MLN OCCUPATI TRA 1995 E 2011 MA SUD ARRETRA &#8211; Gli occupati in Italia sono aumentati tra il 1995 e il 2011 di 1,66 milioni di unità (+7,8%) ma la crescita si è concentrata nel Centro Nord mentre il Sud ha fatto un passo indietro (da 6,4 a 6,2 milioni di lavoratori). E&#8217; quanto emerge dal Rapporto annuale Istat. Nello stesso periodo l&#8217;occupazione nei paesi Ue15 è aumentata di 24,7 milioni di unità (+16,6%). Tra il 1993 e il 2011 gli occupati maschi sono scesi di 40.000 unità mentre le occupate sono passate da 7,6 a 9,3 milioni (1,5 mln in più nel Centro Nord, 196.000 al Sud). http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/05/22/Istat-allarme-Sud-famiglie-povere-tutte-li-_6910285.html</p><p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/istat-allarme-sud-troppe-famiglie-povere/">Istat: allarme Sud, troppe famiglie povere</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"><a href="http://1.bp.blogspot.com/-MN1fAmfs7bs/T7vEKRIgblI/AAAAAAAAM2o/YgBnDzKLp_A/s1600/spesa.jpg" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0" qba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-MN1fAmfs7bs/T7vEKRIgblI/AAAAAAAAM2o/YgBnDzKLp_A/s1600/spesa.jpg" /></a>Ancora forti disuguaglianze in tema di poverta&#8217;: al Sud sono povere 23 famiglie su 100, al Nord 4,9 (dati 2010). Il 67% delle famiglie e il 68,2% delle persone povere risiedono nel Mezzogiorno. Lo rileva il rapporto annuale Istat riferendo i dati della poverta&#8217; relativa, che riguarda la spesa media effettuata dalle famiglie.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">ASCENSORE SOCIALE LENTO, RISCHIO E&#8217; IN AUMENTO -&#8221;Bassa fluidita&#8217; sociale&#8221; in Italia; le opportunita&#8217; di miglioramento rispetto ai padri &#8221;si sono ridotte e i rischi di peggiorare sono aumentati&#8221;. Lo dice l&#8217;Istat segnalando &#8221;disuguaglianze nelle opportunita&#8217; degli individui&#8221;. Rara la salita sociale solo l&#8217;8,5% di chi ha un padre operaio riesce ad accedere a professioni apicali.</div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"></div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;">SOMMERSO TRA 255 E 275 MLD, CON CRISI RISALE &#8211; Il sommerso in Italia vale fra 255 e 275 miliardi, cioe&#8217; fra il 16,3% e il 17% del Pil. Lo stima l&#8217;Istat nel suo rapporto annuale, con riferimento al 2008. Il dato e&#8217; in riduzione rispetto al Duemila, quando il peso sul Pil era oltre il 18%. Con la crisi l&#8217;area dell&#8217;economia sommersa si e&#8217; &#8221;verosimilmente allargata&#8221;.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">TRA 1993 E 2011 SALARI CONTRATTUALI REALI FERMI &#8211; Tra il 1993 e il 2011 le retribuzioni contrattuali in Italia in termini reali sono rimaste ferme. E&#8217; quanto si legge nel Rapporto annuale Istat secondo il quale la crescita per le retribuzioni di fatto è stata di quattro decimi di punto l&#8217;anno.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;">+1,7 MLN OCCUPATI TRA 1995 E 2011 MA SUD ARRETRA &#8211; Gli occupati in Italia sono aumentati tra il 1995 e il 2011 di 1,66 milioni di unità (+7,8%) ma la crescita si è concentrata nel Centro Nord mentre il Sud ha fatto un passo indietro (da 6,4 a 6,2 milioni di lavoratori). E&#8217; quanto emerge dal Rapporto annuale Istat. Nello stesso periodo l&#8217;occupazione nei paesi Ue15 è aumentata di 24,7 milioni di unità (+16,6%). Tra il 1993 e il 2011 gli occupati maschi sono scesi di 40.000 unità mentre le occupate sono passate da 7,6 a 9,3 milioni (1,5 mln in più nel Centro Nord, 196.000 al Sud).</div>
<p>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/05/22/Istat-allarme-Sud-famiglie-povere-tutte-li-_6910285.html">http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/05/22/Istat-allarme-Sud-famiglie-povere-tutte-li-_6910285.html</a></div>
<p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/istat-allarme-sud-troppe-famiglie-povere/">Istat: allarme Sud, troppe famiglie povere</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://angelopisani.it/istat-allarme-sud-troppe-famiglie-povere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Istat: stipendi mai così male dal 1983. Il divario con i prezzi ai massimi</title>
		<link>https://angelopisani.it/istat-stipendi-mai-cosi-male-dal-1983-il-divario-con-i-prezzi-ai-massimi/</link>
		<comments>https://angelopisani.it/istat-stipendi-mai-cosi-male-dal-1983-il-divario-con-i-prezzi-ai-massimi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 16:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Pisani</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tutelapersone.com/istat-stipendi-mai-cosi-male-dal-1983-il-divario-con-i-prezzi-ai-massimi/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Retribuzioni ferme nel mese di marzo: secondo l&#8217;Istat, si è registrata una variazione nulla rispetto a febbraio. Ma non solo: la forbice tra l&#8217;aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,2%) e il livello d&#8217;inflazione (+3,3%) su base annua, ha registrato una differenza di 2,1 punti percentuali: il divario più alto dall&#8217;agosto del 1995 e aumento tendenziale più basso dal 1983, anno di inizio della ricostruzione delle serie storiche. In particolare, le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell&#8217;1,7% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I COMPARTI &#8211; I settori che a marzo presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%), chimiche, comparto di gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e quello delle telecomunicazioni (2,7% per tutti i comparti). Si registrano, invece, variazioni nulle nell&#8217;agricoltura, nel credito e assicurazione e in tutti i comparti appartenenti alla pubblica amministrazione. RINNOVI &#8211; L&#8217;Istat ha sottolineato anche che un lavoratore dipendente su tre è in attesa del rinnovo del contratto di lavoro. La quota dei dipendenti in attesa è precisamente del 32,6% nel totale dell&#8217;economia. Nel settore privato, la percentuale scende al 12,3% (circa 1 lavoratore su 6). L&#8217;attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è, in media, di 27 mesi tanto nel totale che nell&#8217;insieme dei settori privati. CGIL &#8211; «I lavoratori pubblici sono al quarto anno di blocco contrattuale &#8211; ha detto il numero uno della Cgil Susanna Camusso &#8211; l&#8217;Istat conferma quello che la Cgil dice da tempo, ovvero che la condizione di reddito dei lavoratori continua a peggiorare e i contratti del lavoro privato si rinnovano con grande difficoltà». http://www.corriere.it/economia/12_aprile_24/lavoro-istat-salari-prezzi-divario_8931a34c-8de4-11e1-839c-11a4cf6ed581.shtml</p><p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/istat-stipendi-mai-cosi-male-dal-1983-il-divario-con-i-prezzi-ai-massimi/">Istat: stipendi mai così male dal 1983. Il divario con i prezzi ai massimi</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"><a href="http://3.bp.blogspot.com/-WG5Vv7E0KaE/T5bVKMeyNMI/AAAAAAAAMtE/xWzS-zeGt3E/s1600/spesa.jpg" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0" oda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-WG5Vv7E0KaE/T5bVKMeyNMI/AAAAAAAAMtE/xWzS-zeGt3E/s1600/spesa.jpg" /></a>Retribuzioni ferme nel mese di marzo: secondo l&#8217;Istat, si è registrata una variazione nulla rispetto a febbraio. Ma non solo: la forbice tra l&#8217;aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,2%) e il livello d&#8217;inflazione (+3,3%) su base annua, ha registrato una differenza di 2,1 punti percentuali: il divario più alto dall&#8217;agosto del 1995 e aumento tendenziale più basso dal 1983, anno di inizio della ricostruzione delle serie storiche. In particolare, le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell&#8217;1,7% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.</div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;">I COMPARTI &#8211; I settori che a marzo presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%), chimiche, comparto di gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e quello delle telecomunicazioni (2,7% per tutti i comparti). Si registrano, invece, variazioni nulle nell&#8217;agricoltura, nel credito e assicurazione e in tutti i comparti appartenenti alla pubblica amministrazione.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;">RINNOVI &#8211; L&#8217;Istat ha sottolineato anche che un lavoratore dipendente su tre è in attesa del rinnovo del contratto di lavoro. La quota dei dipendenti in attesa è precisamente del 32,6% nel totale dell&#8217;economia. Nel settore privato, la percentuale scende al 12,3% (circa 1 lavoratore su 6). L&#8217;attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è, in media, di 27 mesi tanto nel totale che nell&#8217;insieme dei settori privati.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;">CGIL &#8211; «I lavoratori pubblici sono al quarto anno di blocco contrattuale &#8211; ha detto il numero uno della Cgil Susanna Camusso &#8211; l&#8217;Istat conferma quello che la Cgil dice da tempo, ovvero che la condizione di reddito dei lavoratori continua a peggiorare e i contratti del lavoro privato si rinnovano con grande difficoltà».</div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"></div>
<p><a href="http://www.corriere.it/economia/12_aprile_24/lavoro-istat-salari-prezzi-divario_8931a34c-8de4-11e1-839c-11a4cf6ed581.shtml">http://www.corriere.it/economia/12_aprile_24/lavoro-istat-salari-prezzi-divario_8931a34c-8de4-11e1-839c-11a4cf6ed581.shtml</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/istat-stipendi-mai-cosi-male-dal-1983-il-divario-con-i-prezzi-ai-massimi/">Istat: stipendi mai così male dal 1983. Il divario con i prezzi ai massimi</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://angelopisani.it/istat-stipendi-mai-cosi-male-dal-1983-il-divario-con-i-prezzi-ai-massimi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Consumo di alcol, a rischio oltre 8 mln</title>
		<link>https://angelopisani.it/consumo-di-alcol-a-rischio-oltre-8-mln/</link>
		<comments>https://angelopisani.it/consumo-di-alcol-a-rischio-oltre-8-mln/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 10:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Pisani</dc:creator>
				<category><![CDATA[ISTAT]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tutelapersone.com/consumo-di-alcol-a-rischio-oltre-8-mln/</guid>
		<description><![CDATA[<p>I comportamenti a rischio nel consumo di alcol (per consumo giornaliero non moderato, binge drinking, ovvero consumo di sei o più bicchieri di bevande alcoliche in una sola occasione e consumo di alcol da parte dei ragazzi di 11-15 anni) riguardano otto milioni e 179 mila persone. E&#8217; quanto emerge dal report 2011 dell&#8217;Istat sull&#8217;uso e abuso di alcol in Italia. La quota, rispetto al 2010, appare in diminuzione principalmente per la riduzione nell&#8217;abitudine al binge drinking, che passa dall&#8217;8,3 al 7,5%. I comportamenti a rischio sono più diffusi tra gli anziani tra i 65 e più (il 43% degli uomini contro il 10,9% delle donne), i giovani di 18-24 anni (22,8% dei maschi e l&#8217;8,4% delle femmine) e gli adolescenti di 11-17 anni (il 14,1% dei maschi e l&#8217;8,4% delle femmine). TRA GIOVANI CRESCE CONSUMO ALCOL FUORI PASTO  &#8211; Cresce fortemente il consumo di alcol fuori pasto dei giovanissimi. Lo rileva l&#8217;Istat nel report sull&#8217;uso e abuso di alcol in Italia. La quota di 14-17/enni che consuma alcol fuori pasto passa dal 15,5% del 2001 al 18,8% del 2011. Tra i giovani di 18-24 anni che frequentano assiduamente le discoteche, i comportamenti di consumo di alcol a rischio sono più diffusi (31,9%) rispetto ai coetanei che non vanno in discoteca (7,8%). Stesse differenze si riscontrano tra i frequentatori di spettacoli sportivi e concerti.La popolazione più a rischio di binge drinking (il consumo di sei o più bicchieri di bevande alcoliche in un&#8217;unica occasione) è quella giovanile, tra i 18 e i 24 anni: il 15,1% dei giovani (21,8% dei maschi e 7,9% delle femmine) si comporta in questo modo, perlopiù durante momenti di socializzazione. Tra i giovanissimi di 11-15 anni la quota di chi ha almeno un comportamento a rischio è pari all&#8217;11,9% senza differenze di genere evidenti. Questo comportamento &#8211; rileva l&#8217;Istat &#8211; è grave anche perché pone le basi per possibili consumi non moderati nel corso della vita. L&#8217;Istituto di Statistica ricorda che l&#8217;Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda la totale astensione dell&#8217;alcol fino ai 15 anni. NEL 2011 IL 66,9% HA CONSUMATO ALCOL, IN DIMINUZIONE  &#8211; Nel 2011 il 66,9% della popolazione di 14 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nell&#8217;anno. Questa quota è stabile rispetto all&#8217;anno precedente e in diminuzione rispetto a 10 anni di prima (era il 72%). E&#8217; quanto emerge dal report dell&#8217;Istat sull&#8217;uso e abuso di alcol in Italia, riferito al 2011, diffuso in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione dai rischi legati all&#8217;abuso di alcol che si celebrerà domani. Dal 2001 al 2011 il numero di consumatori giornalieri di bevande alcoliche decresce del 18,4%, specialmente tra le donne (-25,7%). Aumenta la quota di quanti dichiarano di bere alcolici fuori dai pasti (dal 24,9% nel 2001 al 27,7% nel 2011) e di chi ne consuma occasionalmente (dal 37,1% nel 2001 al 40,3% nel 2011). Lo scorso anno ha consumato almeno una bevanda alcolica nell&#8217;anno il 65% della popolazione di 11 anni e più. Beve vino il 53,3%, birra il 46,2% e aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori il 40,6%; beve vino tutti i giorni il 23,6% e birra il 4,5%. Infine, il report dell&#8217;Istat, sottolinea che il consumo di alcol nell&#8217;anno è stato più forte al centro-nord e in particolare nord-est.  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/04/11/visualizza_new.html_183535058.html</p><p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/consumo-di-alcol-a-rischio-oltre-8-mln/">Consumo di alcol, a rischio oltre 8 mln</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://3.bp.blogspot.com/-amIwQVo6k3Y/T4VZTYvshAI/AAAAAAAAMm0/4mSSp0C7ptE/s1600/alcol.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0" height="205" src="http://3.bp.blogspot.com/-amIwQVo6k3Y/T4VZTYvshAI/AAAAAAAAMm0/4mSSp0C7ptE/s320/alcol.jpg" width="320" /></a> I comportamenti a rischio nel consumo di alcol (per consumo giornaliero  non moderato, binge drinking, ovvero consumo di sei o più bicchieri di  bevande alcoliche in una sola occasione e consumo di alcol da parte dei  ragazzi di 11-15 anni) riguardano otto milioni e 179 mila persone. E&#8217;  quanto emerge dal report 2011 dell&#8217;Istat sull&#8217;uso e abuso di alcol in  Italia. La quota, rispetto al 2010, appare in diminuzione principalmente  per la riduzione nell&#8217;abitudine al binge drinking, che passa dall&#8217;8,3  al 7,5%.</p>
<p>I comportamenti a rischio sono più diffusi tra gli anziani tra i 65 e  più (il 43% degli uomini contro il 10,9% delle donne), i giovani di  18-24 anni (22,8% dei maschi e l&#8217;8,4% delle femmine) e gli adolescenti  di 11-17 anni (il 14,1% dei maschi e l&#8217;8,4% delle femmine).</p>
<p><b>TRA GIOVANI CRESCE CONSUMO ALCOL FUORI PASTO </b> &#8211; Cresce fortemente  il consumo di alcol fuori pasto dei giovanissimi. Lo rileva l&#8217;Istat nel  report sull&#8217;uso e abuso di alcol in Italia. La quota di 14-17/enni che  consuma alcol fuori pasto passa dal 15,5% del 2001 al 18,8% del 2011.  Tra i giovani di 18-24 anni che frequentano assiduamente le discoteche, i  comportamenti di consumo di alcol a rischio sono più diffusi (31,9%)  rispetto ai coetanei che non vanno in discoteca (7,8%). Stesse  differenze si riscontrano tra i frequentatori di spettacoli sportivi e  concerti.<br />La popolazione più a rischio di binge drinking (il consumo di sei o più  bicchieri di bevande alcoliche in un&#8217;unica occasione) è quella  giovanile, tra i 18 e i 24 anni: il 15,1% dei giovani (21,8% dei maschi e  7,9% delle femmine) si comporta in questo modo, perlopiù durante  momenti di socializzazione. Tra i giovanissimi di 11-15 anni la quota di  chi ha almeno un comportamento a rischio è pari all&#8217;11,9% senza  differenze di genere evidenti. Questo comportamento &#8211; rileva l&#8217;Istat &#8211; è  grave anche perché pone le basi per possibili consumi non moderati nel  corso della vita. L&#8217;Istituto di Statistica ricorda che l&#8217;Organizzazione  mondiale della Sanità raccomanda la totale astensione dell&#8217;alcol fino ai  15 anni.</p>
<p><b>NEL 2011 IL 66,9% HA CONSUMATO ALCOL, IN DIMINUZIONE </b> &#8211; Nel 2011  il 66,9% della popolazione di 14 anni e più ha consumato almeno una  bevanda alcolica nell&#8217;anno. Questa quota è stabile rispetto all&#8217;anno  precedente e in diminuzione rispetto a 10 anni di prima (era il 72%). E&#8217;  quanto emerge dal report dell&#8217;Istat sull&#8217;uso e abuso di alcol in  Italia, riferito al 2011, diffuso in occasione della Giornata mondiale  per la prevenzione dai rischi legati all&#8217;abuso di alcol che si celebrerà  domani. Dal 2001 al 2011 il numero di consumatori giornalieri di  bevande alcoliche decresce del 18,4%, specialmente tra le donne  (-25,7%). Aumenta la quota di quanti dichiarano di bere alcolici fuori  dai pasti (dal 24,9% nel 2001 al 27,7% nel 2011) e di chi ne consuma  occasionalmente (dal 37,1% nel 2001 al 40,3% nel 2011). Lo scorso anno  ha consumato almeno una bevanda alcolica nell&#8217;anno il 65% della  popolazione di 11 anni e più. Beve vino il 53,3%, birra il 46,2% e  aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori il 40,6%; beve vino  tutti i giorni il 23,6% e birra il 4,5%. Infine, il report dell&#8217;Istat,  sottolinea che il consumo di alcol nell&#8217;anno è stato più forte al  centro-nord e in particolare nord-est.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"> http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/04/11/visualizza_new.html_183535058.html</div>
<p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/consumo-di-alcol-a-rischio-oltre-8-mln/">Consumo di alcol, a rischio oltre 8 mln</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://angelopisani.it/consumo-di-alcol-a-rischio-oltre-8-mln/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Disoccupazione al 9,3%, top da 2004 Tra giovani 31,9%</title>
		<link>https://angelopisani.it/disoccupazione-al-93-top-da-2004-tra-giovani-319/</link>
		<comments>https://angelopisani.it/disoccupazione-al-93-top-da-2004-tra-giovani-319/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 13:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Pisani</dc:creator>
				<category><![CDATA[DISOCCUPAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tutelapersone.com/disoccupazione-al-93-top-da-2004-tra-giovani-319/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Il tasso di disoccupazione a febbraio é al 9,3%, in rialzo di 0,2 punti percentuali su gennaio e di 1,2 punti su base annua. E&#8217; il tasso più alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili). Lo rileva l&#8217;Istat su stime provvisorie. Guardando alle serie trimestrali è il più alto dal IV trimestre 2000. Il numero dei disoccupati a febbraio é di 2,354 milioni. Si tratta del numero più alto dall&#8217;inizio delle serie storiche mensili, ovvero da gennaio del 2004. Se si fa riferimento alle serie trimestrali diventa il più alto dal terzo trimestre del 2000. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a febbraio e&#8217; al 31,9%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a gennaio e di 4,1 punti su base annua. Lo rileva l&#8217;Istat in base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie, aggiungendo che e&#8217; il tasso piu&#8217; alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili). Nel quarto trimestre del 2011 il tasso di disoccupazione dei 15-24enni tocca un picco del 49,2% per le giovani donne del Mezzogiorno. Lo rileva l&#8217;Istat in base a dati non destagionalizzati. Il tasso di disoccupazione nel quarto trimestre del 2011 risulta pari al 9,6%. Lo rileva l&#8217;Istat in base a dati non destagionalizzati. Si tratta del tasso più alto dal quarto trimestre del 1999. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni sale al 32,6% nel quarto trimestre del 2011. E&#8217; il tasso più alto dal quarto trimestre del 1992, ovvero dall&#8217;inizio delle serie storiche. A febbraio tra le donne il numero di occupate scende di 44 mila unità rispetto a gennaio, quindi in un solo mese. Lo rileva l&#8217;Istat in base a dati provvisori e destagionalizzati, aggiungendo che nel complesso si contano a febbraio, su base mensile, 29 mila occupati in meno. Infatti, il calo riguarda solo la componente femminile. Un gruppo di precari dell&#8217;Istat, circa una quarantina, è entrato nella sala stampa dell&#8217;Istituto di statistica, poco prima delle 09,30, ovvero dell&#8217;inizio del briefing sui dati relativi a occupati e disoccupati. E&#8217; così slittato il comunicato stampa previsto per le 10,00 Dai precari, che hanno riempito la sala stampa, è stato presentato un sorta di &#8216;contro comunicato&#8217;, intitolato &#8216;Precari: occupati o pre-disoccupati?&#8217;, in cui viene riportato che: &#8220;L&#8217;Istat si avvale del contributo di 419 tra ricercatori, tecnologi e collaboratori tecnici a tempo determinato, assunti a seguito di una procedura concorsuale analoga a quella prevista per l&#8217;assunzione a tempo indeterminato&#8221;. http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/04/02/visualizza_new.html_160444309.html</p><p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/disoccupazione-al-93-top-da-2004-tra-giovani-319/">Disoccupazione al 9,3%, top da 2004 Tra giovani 31,9%</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"><a href="http://3.bp.blogspot.com/-X_R08inB8K0/T3mpZsAmHRI/AAAAAAAAMg0/DR4EXN4_zoQ/s1600/disoccupazione.jpg" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0" dea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-X_R08inB8K0/T3mpZsAmHRI/AAAAAAAAMg0/DR4EXN4_zoQ/s1600/disoccupazione.jpg" /></a>Il tasso di disoccupazione a febbraio é al 9,3%, in rialzo di 0,2 punti percentuali su gennaio e di 1,2 punti su base annua. E&#8217; il tasso più alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili). Lo rileva l&#8217;Istat su stime provvisorie. Guardando alle serie trimestrali è il più alto dal IV trimestre 2000.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Il numero dei disoccupati a febbraio é di 2,354 milioni. Si tratta del numero più alto dall&#8217;inizio delle serie storiche mensili, ovvero da gennaio del 2004. Se si fa riferimento alle serie trimestrali diventa il più alto dal terzo trimestre del 2000.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;">Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a febbraio e&#8217; al 31,9%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a gennaio e di 4,1 punti su base annua. Lo rileva l&#8217;Istat in base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie, aggiungendo che e&#8217; il tasso piu&#8217; alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili). Nel quarto trimestre del 2011 il tasso di disoccupazione dei 15-24enni tocca un picco del 49,2% per le giovani donne del Mezzogiorno. Lo rileva l&#8217;Istat in base a dati non destagionalizzati.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;">Il tasso di disoccupazione nel quarto trimestre del 2011 risulta pari al 9,6%. Lo rileva l&#8217;Istat in base a dati non destagionalizzati. Si tratta del tasso più alto dal quarto trimestre del 1999. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni sale al 32,6% nel quarto trimestre del 2011. E&#8217; il tasso più alto dal quarto trimestre del 1992, ovvero dall&#8217;inizio delle serie storiche.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;">A febbraio tra le donne il numero di occupate scende di 44 mila unità rispetto a gennaio, quindi in un solo mese. Lo rileva l&#8217;Istat in base a dati provvisori e destagionalizzati, aggiungendo che nel complesso si contano a febbraio, su base mensile, 29 mila occupati in meno. Infatti, il calo riguarda solo la componente femminile.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;">Un gruppo di precari dell&#8217;Istat, circa una quarantina, è entrato nella sala stampa dell&#8217;Istituto di statistica, poco prima delle 09,30, ovvero dell&#8217;inizio del briefing sui dati relativi a occupati e disoccupati. E&#8217; così slittato il comunicato stampa previsto per le 10,00 Dai precari, che hanno riempito la sala stampa, è stato presentato un sorta di &#8216;contro comunicato&#8217;, intitolato &#8216;Precari: occupati o pre-disoccupati?&#8217;, in cui viene riportato che: &#8220;L&#8217;Istat si avvale del contributo di 419 tra ricercatori, tecnologi e collaboratori tecnici a tempo determinato, assunti a seguito di una procedura concorsuale analoga a quella prevista per l&#8217;assunzione a tempo indeterminato&#8221;.</div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"></div>
<div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"></div>
<p><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/04/02/visualizza_new.html_160444309.html">http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/04/02/visualizza_new.html_160444309.html</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/disoccupazione-al-93-top-da-2004-tra-giovani-319/">Disoccupazione al 9,3%, top da 2004 Tra giovani 31,9%</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://angelopisani.it/disoccupazione-al-93-top-da-2004-tra-giovani-319/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
