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	<title>Angelo Pisani &#187; basta caccia all&#8217;uomo</title>
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		<title>1523 &#8211; L&#8217;EDITORIALE: BASTA CACCIA ALL&#8217;UOMO!</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 07:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E D I T O R I A L E La legge contro l&#8217;uomo: quando il diritto diventa discriminazione &#160; Violenza economica, femminicidio e l&#8217;incostituzionale guerra tra i sessi fomentata dal legislatore di Avv. Angelo Pisani Fondatore di 1523.it – Presidente Noi Consumatori – Associazione Potere ai Diritti C&#8217;è un momento preciso in cui una norma smette di essere tutela e diventa persecuzione. Quel momento è adesso. L&#8217;espansione ideologica del concetto di &#8220;violenza economica&#8221; e il consolidamento normativo del reato di femminicidio — così come oggi configurati — non sono strumenti neutri di giustizia. Sono il prodotto di una visione unilaterale che viola principi fondamentali della nostra Costituzione, a partire dall&#8217;articolo 3: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso. Tutti. Uomini e donne. I. La &#8220;violenza economica&#8221;: una norma vaga, pericolosa, incostituzionale Sia chiaro, e lo dico senza ambiguità: chi abusa economicamente del partner, chi priva il coniuge dei mezzi di sostentamento, chi umilia e controlla attraverso il denaro deve essere perseguito con fermezza, indipendentemente dal sesso di chi commette l&#8217;abuso e di chi lo subisce. Ma questo non è il problema. Il problema è la vagheità deliberata con cui questi concetti vengono costruiti legislativamente. Cosa significa esattamente &#8220;violenza economica&#8221;? La giurisprudenza e le proposte di legge attualmente in campo disegnano un perimetro talmente ampio da risultare pericolosamente indeterminato: discussioni sulla gestione del bilancio familiare, richieste di rendicontazione delle spese, opposizioni a scelte economiche considerate irresponsabili. Tutto questo, nella vaghezza normativa proposta, può essere riqualificato come condotta penalmente rilevante. Il principio di tassatività penale — pilastro del nostro ordinamento, fondamento dell&#8217;art. 25 Cost. — impone che una fattispecie criminosa sia descritta con precisione. Una norma che punisce &#8220;comportamenti di controllo&#8221; senza definirli con chirurgica puntualità non è una legge: è una trappola. E una trappola che, come la storia di queste normative insegna, viene attivata prevalentemente — statisticamente, sistematicamente — nei confronti degli uomini. Non per volere della natura, ma per costruzione ideologica del legislatore. Davvero vogliamo arrivare al punto in cui discutere di spese familiari costituisce un rischio penale? Chiedere trasparenza sul bilancio condiviso può davvero diventare &#8220;controllo coercitivo&#8221;? II. Il femminicidio: una categoria che viola l&#8217;articolo 3 della Costituzione Il reato di femminicidio, nella sua configurazione attuale, introduce una fattispecie penale aggravata basata esclusivamente sul sesso della vittima. Un uomo ucciso dalla moglie non gode della stessa tutela penale di una donna uccisa dal marito. Questo non è un&#8217;opinione: è il testo della norma. Eppure la Costituzione Italiana, all&#8217;art. 3, co. 1, stabilisce con cristallina chiarezza che &#8220;tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso&#8221;. La pari dignità non è negoziabile. Non si &#8220;bilancia&#8221; con considerazioni sociologiche, pur legittime. Non si sospende per contingenze politiche. Il problema della violenza di genere è reale e va combattuto con strumenti adeguati: ma strumenti che siano universali, che tutelino ogni vittima di violenza domestica, indipendentemente dal sesso. Anche uomini, anziani, bambini. Anche padri. Creare una gerarchia tra vittime non è progressismo: è discriminazione istituzionalizzata. Ed è giuridicamente insostenibile. III. La contrapposizione uomo/donna: a chi serve? C&#8217;è una domanda che nessuno vuole fare, ma che è doveroso porre: a chi giova la narrativa della guerra tra i sessi? Non giova alle donne vittime di violenza, che meritano protezione reale e non slogan. Non giova agli uomini, dipinti come potenziali aggressori per definizione. Non giova ai figli, che crescono in un clima di reciproca diffidenza tra genitori. Non giova alla famiglia, che è il nucleo fondamentale della società ex art. 29 Cost. Giova, invece, a chi costruisce consenso politico sulla paura. A chi monetizza la divisione. A chi trasforma il dolore delle vittime reali in carburante per campagne mediatiche. A chi, nell&#8217;industria della separazione conflittuale, trova il proprio business model. La violenza domestica non ha sesso. I dati — quelli reali, non quelli presentati in modo parziale — ci dicono che uomini, anziani e bambini sono anch&#8217;essi vittime. Le leggi devono rispecchiare questa realtà, non una vulgata ideologica. IV. Il padre: il grande assente del dibattito In questo scenario normativo emerge una vittima silenziosa ma sistematica: il padre. Il padre che lavora, contribuisce, ama — e che oggi viene sempre più percepito, per costruzione istituzionale, come un potenziale imputato. Le conseguenze concrete di questo clima normativo sono devastanti: – meno dialogo in famiglia, perché ogni parola può essere riqualificata come &#8220;controllo&#8221; – più diffidenza, perché ogni scelta economica condivisa può diventare prova a carico – separazioni più conflittuali, alimentate dalla disponibilità di strumenti giuridici utilizzabili in modo strumentale – figli allontanati dai padri, con buona pace della bigenitorialità sancita dalla Cassazione E i nonni. E i fratelli. E tutti coloro che un sistema legislativo squilibrato finisce per marginalizzare nell&#8217;interesse del conflitto anziché del bambino. V. Le denunce strumentali: quando la legge diventa arma C&#8217;è un effetto perverso che non viene mai nominato nel dibattito pubblico: l&#8217;aumento delle denunce strumentali. Quando la legge offre strumenti ad hoc con perimetri vagi, questi strumenti vengono inevitabilmente utilizzati in modo non conforme agli scopi della tutela. Il risultato duplice è devastante: si danneggiano gli innocenti sottoposti a procedimenti penali per condotte del tutto lecite, e simultaneamente si depotenzia la tutela delle vere vittime, sommerse in un sistema congestionato da denunce improprie. Quando tutto diventa violenza, niente è più davvero riconoscibile come tale. La giustizia perde credibilità. Le vere vittime vengono tradite. E chi ha costruito questo sistema può continuare a proclamarsi difensore dei diritti. VI. Cosa chiediamo: equilibrio, non resa Non chiediamo impunità per chi abusa. Chiediamo leggi che rispettino la Costituzione e i suoi principi fondamentali. In concreto: – definizioni legislative tassative e precise delle fattispecie di &#8220;violenza economica&#8221;, nel rispetto del principio di determinatezza ex art. 25 Cost. – norme sulla violenza domestica gender-neutral, che tutelino ogni vittima indipendentemente dal sesso, nel rispetto dell&#8217;art. 3 Cost. – strumenti processuali efficaci contro l&#8217;uso strumentale delle denunce, a tutela sia degli innocenti sia delle vere vittime – un dibattito pubblico fondato su dati reali e [...]</p><p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/1523-leditoriale-basta-caccia-alluomo/">1523 &#8211; L&#8217;EDITORIALE: BASTA CACCIA ALL&#8217;UOMO!</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>E D I T O R I A L E</strong></p>
<p align="center"><strong>La legge contro l&#8217;uomo:</strong><br />
<strong>quando il diritto diventa discriminazione</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>Violenza economica, femminicidio e l&#8217;incostituzionale guerra tra i sessi fomentata dal legislatore</strong></p>
<p align="center"><a href="http://angelopisani.it/wp-content/uploads/Basta-caccia-agli-uomini1.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5773" src="http://angelopisani.it/wp-content/uploads/Basta-caccia-agli-uomini1-240x300.jpeg" alt="" width="240" height="300" /></a></p>
<p align="center">
<p align="center"><strong>di Avv. Angelo Pisani</strong><br />
<strong>Fondatore di <a href="http://1523.it/" target="_blank">1523.it</a> – Presidente Noi Consumatori – Associazione Potere ai Diritti</strong></p>
<p>C&#8217;è un momento preciso in cui una norma smette di essere tutela e diventa persecuzione. Quel momento è adesso.</p>
<p>L&#8217;espansione ideologica del concetto di &#8220;violenza economica&#8221; e il consolidamento normativo del reato di femminicidio — così come oggi configurati — non sono strumenti neutri di giustizia. Sono il prodotto di una visione unilaterale che viola principi fondamentali della nostra Costituzione, a partire dall&#8217;articolo 3: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso. Tutti. Uomini e donne.</p>
<p><strong>I. La &#8220;violenza economica&#8221;: una norma vaga, pericolosa, incostituzionale</strong></p>
<p>Sia chiaro, e lo dico senza ambiguità: chi abusa economicamente del partner, chi priva il coniuge dei mezzi di sostentamento, chi umilia e controlla attraverso il denaro deve essere perseguito con fermezza, indipendentemente dal sesso di chi commette l&#8217;abuso e di chi lo subisce. Ma questo non è il problema.</p>
<p>Il problema è la vagheità deliberata con cui questi concetti vengono costruiti legislativamente. Cosa significa esattamente &#8220;violenza economica&#8221;? La giurisprudenza e le proposte di legge attualmente in campo disegnano un perimetro talmente ampio da risultare pericolosamente indeterminato: discussioni sulla gestione del bilancio familiare, richieste di rendicontazione delle spese, opposizioni a scelte economiche considerate irresponsabili. Tutto questo, nella vaghezza normativa proposta, può essere riqualificato come condotta penalmente rilevante.</p>
<p>Il principio di tassatività penale — pilastro del nostro ordinamento, fondamento dell&#8217;art. 25 Cost. — impone che una fattispecie criminosa sia descritta con precisione. Una norma che punisce &#8220;comportamenti di controllo&#8221; senza definirli con chirurgica puntualità non è una legge: è una trappola.<br />
E una trappola che, come la storia di queste normative insegna, viene attivata prevalentemente — statisticamente, sistematicamente — nei confronti degli uomini. Non per volere della natura, ma per costruzione ideologica del legislatore.<br />
Davvero vogliamo arrivare al punto in cui discutere di spese familiari costituisce un rischio penale?<br />
Chiedere trasparenza sul bilancio condiviso può davvero diventare &#8220;controllo coercitivo&#8221;?</p>
<p><strong>II. Il femminicidio: una categoria che viola l&#8217;articolo 3 della Costituzione</strong></p>
<p>Il reato di femminicidio, nella sua configurazione attuale, introduce una fattispecie penale aggravata basata esclusivamente sul sesso della vittima. Un uomo ucciso dalla moglie non gode della stessa tutela penale di una donna uccisa dal marito. Questo non è un&#8217;opinione: è il testo della norma.</p>
<p>Eppure la Costituzione Italiana, all&#8217;art. 3, co. 1, stabilisce con cristallina chiarezza che &#8220;tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso&#8221;. La pari dignità non è negoziabile. Non si &#8220;bilancia&#8221; con considerazioni sociologiche, pur legittime. Non si sospende per contingenze politiche.</p>
<p>Il problema della violenza di genere è reale e va combattuto con strumenti adeguati: ma strumenti che siano universali, che tutelino ogni vittima di violenza domestica, indipendentemente dal sesso. Anche uomini, anziani, bambini. Anche padri.</p>
<p>Creare una gerarchia tra vittime non è progressismo: è discriminazione istituzionalizzata. Ed è giuridicamente insostenibile.</p>
<p><strong>III. La contrapposizione uomo/donna: a chi serve?</strong></p>
<p>C&#8217;è una domanda che nessuno vuole fare, ma che è doveroso porre: a chi giova la narrativa della guerra tra i sessi?</p>
<p>Non giova alle donne vittime di violenza, che meritano protezione reale e non slogan. Non giova agli uomini, dipinti come potenziali aggressori per definizione. Non giova ai figli, che crescono in un clima di reciproca diffidenza tra genitori. Non giova alla famiglia, che è il nucleo fondamentale della società ex art. 29 Cost.<br />
Giova, invece, a chi costruisce consenso politico sulla paura. A chi monetizza la divisione. A chi trasforma il dolore delle vittime reali in carburante per campagne mediatiche. A chi, nell&#8217;industria della separazione conflittuale, trova il proprio business model.</p>
<p>La violenza domestica non ha sesso. I dati — quelli reali, non quelli presentati in modo parziale — ci dicono che uomini, anziani e bambini sono anch&#8217;essi vittime. Le leggi devono rispecchiare questa realtà, non una vulgata ideologica.</p>
<p><strong>IV. Il padre: il grande assente del dibattito</strong></p>
<p>In questo scenario normativo emerge una vittima silenziosa ma sistematica: il padre. Il padre che lavora, contribuisce, ama — e che oggi viene sempre più percepito, per costruzione istituzionale, come un potenziale imputato.</p>
<p>Le conseguenze concrete di questo clima normativo sono devastanti:<br />
– meno dialogo in famiglia, perché ogni parola può essere riqualificata come &#8220;controllo&#8221;<br />
– più diffidenza, perché ogni scelta economica condivisa può diventare prova a carico<br />
– separazioni più conflittuali, alimentate dalla disponibilità di strumenti giuridici utilizzabili in modo strumentale<br />
– figli allontanati dai padri, con buona pace della bigenitorialità sancita dalla Cassazione<br />
E i nonni. E i fratelli. E tutti coloro che un sistema legislativo squilibrato finisce per marginalizzare nell&#8217;interesse del conflitto anziché del bambino.</p>
<p><strong>V. Le denunce strumentali: quando la legge diventa arma</strong></p>
<p>C&#8217;è un effetto perverso che non viene mai nominato nel dibattito pubblico: l&#8217;aumento delle denunce strumentali. Quando la legge offre strumenti ad hoc con perimetri vagi, questi strumenti vengono inevitabilmente utilizzati in modo non conforme agli scopi della tutela.</p>
<p>Il risultato duplice è devastante: si danneggiano gli innocenti sottoposti a procedimenti penali per condotte del tutto lecite, e simultaneamente si depotenzia la tutela delle vere vittime, sommerse in un sistema congestionato da denunce improprie. Quando tutto diventa violenza, niente è più davvero riconoscibile come tale.</p>
<p>La giustizia perde credibilità. Le vere vittime vengono tradite. E chi ha costruito questo sistema può continuare a proclamarsi difensore dei diritti.</p>
<p><strong>VI. Cosa chiediamo: equilibrio, non resa</strong></p>
<p>Non chiediamo impunità per chi abusa. Chiediamo leggi che rispettino la Costituzione e i suoi principi fondamentali. In concreto:<br />
– definizioni legislative tassative e precise delle fattispecie di &#8220;violenza economica&#8221;, nel rispetto del principio di determinatezza ex art. 25 Cost.<br />
– norme sulla violenza domestica gender-neutral, che tutelino ogni vittima indipendentemente dal sesso, nel rispetto dell&#8217;art. 3 Cost.<br />
– strumenti processuali efficaci contro l&#8217;uso strumentale delle denunce, a tutela sia degli innocenti sia delle vere vittime<br />
– un dibattito pubblico fondato su dati reali e completi, non su narrative parziali funzionali al consenso politico<br />
– il riconoscimento pieno della bigenitorialità e il contrasto a ogni forma di allontanamento strumentale dei figli da uno dei genitori</p>
<p>Come avvocato, come cittadino, come uomo impegnato nella difesa dei diritti — di tutti — non posso che oppormi con fermezza a questa deriva.</p>
<p>La violenza va combattuta, sempre. Ma la libertà, la dignità e la presunzione di innocenza non possono essere il prezzo da pagare. Non si costruisce una società più giusta seminando paura e sospetto nei rapporti familiari. Non si tutelano le vittime creando nuovi potenziali innocenti da sacrificare sull&#8217;altare dell&#8217;ideologia.</p>
<p>Uomo e donna sono due esseri umani uguali in dignità e diritti. La Costituzione lo afferma. La ragione lo conferma. È ora che anche il legislatore lo ricordi.</p>
<p>La violenza non ha sesso. La giustizia nemmeno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://angelopisani.it/wp-content/uploads/Basta-caccia-agli-uomini.jpeg"><img class="aligncenter size-large wp-image-5770" src="http://angelopisani.it/wp-content/uploads/Basta-caccia-agli-uomini-819x1024.jpeg" alt="" width="819" height="1024" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/1523-leditoriale-basta-caccia-alluomo/">1523 &#8211; L&#8217;EDITORIALE: BASTA CACCIA ALL&#8217;UOMO!</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></content:encoded>
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