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	<title>Angelo Pisani &#187; Halloween</title>
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	<description>Sito personale dell&#039;Avv. Angelo Pisani</description>
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		<title>HALLOWEEN &#8211; L&#8217;EDITORIALE DI ANGELO PISANI</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2026 18:31:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[COMUNICATI]]></category>
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		<category><![CDATA[1523.it]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>IL MALE FA PIÙ RUMORE. MA IL SILENZIO DEGLI ADULTI LO RENDE PIÙ FORTE Mi preoccupa e mette tanta tristezza vedere bambini vestiti da scheletri, feriti, piccoli volti trasformati in zombie, mani che impugnano imitazioni di asce e coltelli, unici colori nero e rosso sangue. Penso alla bellezza dell’infanzia e alla responsabilità che abbiamo quando scegliamo quali esempi dare, quali immagini proporre, quali comportamenti incoraggiare, quali emozioni trasformare in divertimento. Ma questa riflessione riguarda tutta la società. Riguarda gli adolescenti, i giovani e anche gli adulti che esibiscono, condividono e pubblicizzano rappresentazioni del sangue, della crudeltà e della morte senza neanche mai attivarsi altrettanto per il bello e per il bene. Mi inquieta vedere l’attenzione per il male e l’entusiasmo con cui, talvolta, si cerca la scena più macabra, il travestimento più feroce, lo scherzo capace di terrorizzare. Mi preoccupa che l’eccitazione dello spettacolo finisca per togliere spazio alla riflessione sul suo significato. Intorno a tutto questo cresce un mercato. La paura diventa un prodotto, il sangue un richiamo pubblicitario, l’orrore una gara a chi attira più attenzione. E il sorriso di un bambino, che potrebbe nascere da un semplice gioco, diventa troppo facilmente la giustificazione di un’intera macchina commerciale. Accade mentre la violenza dilaga,  attraversa le famiglie, la scusa, le strade, le relazioni, il linguaggio e gli schermi. Una violenza da contrastare in ogni forma e in ogni direzione, senza distinzioni di sesso e senza gerarchie tra le vittime. Fisica, psicologica, economica, verbale, digitale: cambiano gli strumenti, resta la sofferenza delle persone. Come fondatore di 1523.it, sento il dovere di chiedere coerenza e di richiamare le istituzioni ai loro doveri morali ed a schierarsi dalla parte del bene e del bello. La prevenzione richiede attenzione anche agli esempi che rendiamo attraenti, ai gesti che premiamo con un applauso, ai contenuti che facciamo circolare senza fermarci a considerarne il messaggio. Una festa o un costume, da soli, non spiegano la violenza. Ma questo non autorizza a considerare qualsiasi rappresentazione innocua, adatta a ogni età e a ogni sensibilità, sottovalutando il rischio emulazioni. Il rischio dell’emulazione va valutato con serietà, soprattutto quando un gesto aggressivo viene presentato come divertente, ammirevole o capace di dare visibilità. Non possiamo aspettare che qualcuno oltrepassi il confine per ricordarci che quel confine andava spiegato e rispettato. Gli adulti hanno una responsabilità particolare. Il loro entusiasmo, le loro pubblicazioni, le loro risate possono diventare un’approvazione agli occhi dei più giovani. Quando uno scherzo umilia, quando la paura diventa angoscia, quando un oggetto pericoloso entra nel gioco, occorre intervenire. La parola “festa” non cancella le conseguenze. Avverto in questa spettacolarizzazione un inquinamento dei valori: la sofferenza ridotta a scenografia, la crudeltà usata per farsi notare, la capacità di impressionare scambiata per creatività. È una tendenza che abbiamo il diritto e il dovere di criticare, di contenere, di respingere quando supera il rispetto delle persone. Se ne discute troppo poco. Troppo spesso chi solleva una domanda viene liquidato come esagerato, incapace di divertirsi, bigotto fuori dal tempo. Eppure il senso critico serve soprattutto quando tutti sembrano trascinati dallo stesso entusiasmo. Nei momenti di distrazione collettiva, fermarsi a pensare è un atto di responsabilità. A chi organizza, vende, promuove e condivide chiedo di guardare oltre gli incassi e le visualizzazioni. Ai genitori, agli educatori e alle istituzioni chiedo di esercitare fino in fondo il proprio ruolo. Girarsi dall’altra parte lascia spazio a chi considera sufficiente vendere, purché qualcosa faccia rumore. La coincidenza con Ognissanti e con la commemorazione dei defunti rende questa riflessione ancora più dolorosa. Abbiamo giornate capaci di insegnare gratitudine, memoria e legami tra generazioni. Possiamo raccontare la vita di un nonno, accompagnare una persona sola, portare un fiore su una tomba, spiegare ai più piccoli che l’amore continua anche nell’assenza. La morte merita rispetto. Il dolore merita delicatezza. La vita merita esempi che aiutino a custodirla. Vorrei più occasioni di riflessione e solidarietà, più incontri tra giovani e anziani, più spazio per chi protegge, aiuta e si prende cura degli altri. Il bene deve essere sostenuto, raccontato e reso visibile. Lasciarlo in silenzio significa privare la società di esempi preziosi. Il male fa rumore e quel rumore può diventare business. Noi abbiamo il dovere di impedire che occupi tutto lo spazio, che detti ogni linguaggio, che venga accolto senza domande soltanto perché vende. Con 1523.it continueremo a contrastare ogni forma di violenza e a difendere la dignità di tutte le persone. Io continuerò a farlo anche quando sarà scomodo, anche quando criticare significherà andare controcorrente. Perché educare significa anche dire basta. E il bene, per diventare esempio, ha bisogno della nostra voce. Angelo Pisani, avvocato e fondatore di 1523.it, progetto antiviolenza e di tutela</p><p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/halloween-leditoriale-di-angelo-pisani/">HALLOWEEN &#8211; L&#8217;EDITORIALE DI ANGELO PISANI</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></description>
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<div style="text-align: center"><strong><span style="color: #0000ff;font-size: large">IL MALE FA PIÙ RUMORE. MA IL SILENZIO DEGLI ADULTI </span></strong></div>
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<p><span style="font-family: georgia, serif"><br />
<strong>Mi preoccupa e mette tanta tristezza vedere bambini vestiti da scheletri, feriti, piccoli volti trasformati in zombie, mani che impugnano imitazioni di asce e coltelli, unici colori nero e rosso sangue. </strong><br />
Penso alla bellezza dell’infanzia e alla responsabilità che abbiamo quando scegliamo quali esempi dare, quali immagini proporre, quali comportamenti incoraggiare, quali emozioni trasformare in divertimento.</p>
<p>Ma questa riflessione riguarda tutta la società.</p>
<p>Riguarda gli adolescenti, i giovani e anche gli adulti che esibiscono, condividono e pubblicizzano rappresentazioni del sangue, della crudeltà e della morte senza neanche mai attivarsi altrettanto per il bello e per il bene.<br />
Mi inquieta vedere l’attenzione per il male e l’entusiasmo con cui, talvolta, si cerca la scena più macabra, il travestimento più feroce, lo scherzo capace di terrorizzare. Mi preoccupa che l’eccitazione dello spettacolo finisca per togliere spazio alla riflessione sul suo significato.</p>
<p>Intorno a tutto questo cresce un mercato. La paura diventa un prodotto, il sangue un richiamo pubblicitario, l’orrore una gara a chi attira più attenzione. E il sorriso di un bambino, che potrebbe nascere da un semplice gioco, diventa troppo facilmente la giustificazione di un’intera macchina commerciale.</p>
<p>Accade mentre la violenza dilaga,  attraversa le famiglie, la scusa, le strade, le relazioni, il linguaggio e gli schermi.</p>
<p>Una violenza da contrastare in ogni forma e in ogni direzione, senza distinzioni di sesso e senza gerarchie tra le vittime. Fisica, psicologica, economica, verbale, digitale: cambiano gli strumenti, resta la sofferenza delle persone.</p>
<p>Come fondatore di 1523.it, sento il dovere di chiedere coerenza e di richiamare le istituzioni ai loro doveri morali ed a schierarsi dalla parte del bene e del bello. La prevenzione richiede attenzione anche agli esempi che rendiamo attraenti, ai gesti che premiamo con un applauso, ai contenuti che facciamo circolare senza fermarci a considerarne il messaggio.</p>
<p>Una festa o un costume, da soli, non spiegano la violenza. Ma questo non autorizza a considerare qualsiasi rappresentazione innocua, adatta a ogni età e a ogni sensibilità, sottovalutando il rischio emulazioni. Il rischio dell’emulazione va valutato con serietà, soprattutto quando un gesto aggressivo viene presentato come divertente, ammirevole o capace di dare visibilità.</p>
<p>Non possiamo aspettare che qualcuno oltrepassi il confine per ricordarci che quel confine andava spiegato e rispettato.</p>
<p>Gli adulti hanno una responsabilità particolare. Il loro entusiasmo, le loro pubblicazioni, le loro risate possono diventare un’approvazione agli occhi dei più giovani. Quando uno scherzo umilia, quando la paura diventa angoscia, quando un oggetto pericoloso entra nel gioco, occorre intervenire. La parola “festa” non cancella le conseguenze.</p>
<p>Avverto in questa spettacolarizzazione un inquinamento dei valori: la sofferenza ridotta a scenografia, la crudeltà usata per farsi notare, la capacità di impressionare scambiata per creatività. È una tendenza che abbiamo il diritto e il dovere di criticare, di contenere, di respingere quando supera il rispetto delle persone.</p>
<p>Se ne discute troppo poco. Troppo spesso chi solleva una domanda viene liquidato come esagerato, incapace di divertirsi, bigotto fuori dal tempo. Eppure il senso critico serve soprattutto quando tutti sembrano trascinati dallo stesso entusiasmo. Nei momenti di distrazione collettiva, fermarsi a pensare è un atto di responsabilità.</p>
<p>A chi organizza, vende, promuove e condivide chiedo di guardare oltre gli incassi e le visualizzazioni. Ai genitori, agli educatori e alle istituzioni chiedo di esercitare fino in fondo il proprio ruolo. Girarsi dall’altra parte lascia spazio a chi considera sufficiente vendere, purché qualcosa faccia rumore.</p>
<p>La coincidenza con Ognissanti e con la commemorazione dei defunti rende questa riflessione ancora più dolorosa. Abbiamo giornate capaci di insegnare gratitudine, memoria e legami tra generazioni. Possiamo raccontare la vita di un nonno, accompagnare una persona sola, portare un fiore su una tomba, spiegare ai più piccoli che l’amore continua anche nell’assenza.</p>
<p>La morte merita rispetto. Il dolore merita delicatezza. La vita merita esempi che aiutino a custodirla.</p>
<p>Vorrei più occasioni di riflessione e solidarietà, più incontri tra giovani e anziani, più spazio per chi protegge, aiuta e si prende cura degli altri. Il bene deve essere sostenuto, raccontato e reso visibile. Lasciarlo in silenzio significa privare la società di esempi preziosi.</p>
<p>Il male fa rumore e quel rumore può diventare business. Noi abbiamo il dovere di impedire che occupi tutto lo spazio, che detti ogni linguaggio, che venga accolto senza domande soltanto perché vende.</p>
<p>Con <strong><a href="http://1523.it">1523.it</a></strong> continueremo a contrastare ogni forma di violenza e a difendere la dignità di tutte le persone. Io continuerò a farlo anche quando sarà scomodo, anche quando criticare significherà andare controcorrente.</p>
<p>Perché educare significa anche dire basta. E il bene, per diventare esempio, ha bisogno della nostra voce.<br />
</span></p>
<div style="text-align: right"><strong>Angelo Pisani, avvocato e fondatore di <a href="http://1523.it">1523.it</a>, progetto antiviolenza e di tutela</strong></div>
<p>L'articolo <a href="https://angelopisani.it/halloween-leditoriale-di-angelo-pisani/">HALLOWEEN &#8211; L&#8217;EDITORIALE DI ANGELO PISANI</a> sembra essere il primo su <a href="https://angelopisani.it">Angelo Pisani</a>.</p>]]></content:encoded>
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