1523.it/Mamme “orco”: Latina arresta, Roma arresta, Bologna no
Sta sollevando nuove polemiche la decisione del gip di Bologna Roberta Malvasi, che a luglio 2024 aveva disposto l’archiviazione delle denunce presentate da Alessandro Drudi nei confronti della ex moglie. La donna, come documentano le prove audio-video depositate in aula, aveva arrecato ripetutamente gravi molestie sessuali al suo bambino, per poi condividerne i raccapriccianti effetti con l’amica lesbica.
«Stiamo seguendo la vicenda di Alessandro Drudi, che è terribile sul piano umano e giudiziario. Lo assistiamo in giudizio e siamo certi che la verità dei fatti potrà superare ogni pregiudizio di qualsiasi natura, anche politica», dichiara l’avvocato Angelo Pisani, founder del contatto antiviolenza 1523.it.
ORRORE A LATINA
Ma c’è un altro caso, per certi versi analogo, che sta scuotendo l’opinione pubblica. Riguarda anche qui una madre-“orco”. Solo che stavolta la donna è stata arrestata.
«Possiamo essere garantisti tutta la vita, ma di fronte a scempi come quello della madre di Latina che ha ripetutamente violentato il figlio quattordicenne dopo averlo narcotizzato per inviare i video all’amante, la condanna a dieci anni di reclusione non mi sembra sufficiente». Così l’avvocato Angelo Pisani dopo aver appreso la notizia riportata oggi da Fanpage sulla condanna di questa “madre” e del suo amante. «Anche aver sottratto alla donna la potestà genitoriale – incalza indignato Pisani – mi pare una misura necessaria ma tardiva, condivido stavolta la richiesta che era stata fatta dal pubblico ministero: 16 anni di carcere per chi commette reati tanto abietti ai danni di un figlio».
Le indagini erano scattate un anno fa, marzo 2025, a seguito della denuncia presentata dal padre del ragazzo, preoccupato per la sua ex moglie, una infermiera di Latina, che aveva intrapreso una nuova relazione. Mai avrebbe potuto immaginare cosa avrebbero scoperto gli inquirenti nei cellulari dei due.
Secondo il quadro probatorio ricostruito al processo, la donna per settimane narcotizzava il figlio per violentarlo, poi spediva al suo amante i video pedopornografici. Il ragazzino subiva gli abusi sotto l’effetto di droghe, incapace di potersi ribellare e di ricordare l’accaduto.
«Ad aggravare uno scenario già di per sé infernale – aggiunge l’avvocato Pisani – è poi il fatto che questa donna fosse un’infermiera, svolgeva cioè una professione che richiede preparazione, rigore morale, oltre che empatia». Se non bastasse, mentre l’amante ha chiesto scusa alla famiglia del ragazzo violentato, la “madre” ha annunciato attraverso il suo difensore che ricorrerà in appello, perché – sostiene – avrebbe agito “in stato di soggezione”.
TRE CASI IN CRONACA
«Quello di Latina – tiene a sottolineare Pisani – è il terzo caso del genere che balza in pochi giorni alle cronache. Ricordo che solo pochi giorni fa sono stati arrestati a Roma una madre insegnante e il suo compagno, giornalista, per violenza sessuale nei confronti di minori, pornografia minorile, detenzione e accesso a materiale pornografico. Anche in questo caso la vittima era il figlio minore della donna e anche in questo caso le indagini erano scattate per la denuncia presentata dal padre del ragazzo».
«La differenza. sostanziale, è che a Latina e a Roma la giustizia ha funzionato, mentre a Bologna hanno archiviato, parlando di “inizializzazione all’educazione sessuale”. Col risultato che finora non c’è stata giustizia per il piccolo, rapito dalla madre e da allora sparito».
«Esprimiamo – tuona Pisani – la massima indignazione per queste mostruose vicende. Non senza ricordare – conclude – che purtroppo al nostro contatto anti-violenza 1523.it riceviamo ogni giorno decine di segnalazioni e denunce da parte di padri separati. A loro, come documentato nel mio libro L’Altra violenza, continueremo a prestare la massima assistenza psicologica e se necessario legale, secondo la mission del nostro servizio».

