Chiara Petrolini/ ferma condanna del 1523.it e invito agli inquirenti ad accertare eventuali complicità
Il 1523.it condanna la condotta esecrabile della madre che ha soppresso ed occultato i corpi dei suoi due neonati. Perplessità sulle attenuanti concesse dall’accusa.
La Procura di Parma ha chiesto la condanna di Chiara Petrolini a 26 anni di reclusione, ritenendo la 22enne responsabile di tutti i reati contestati: i due omicidi premeditati dei due figli neonati ed altrettante soppressioni di cadavere. Queste le conclusioni, stamattina, del procuratore Alfonso D’Avino, che ha condotto l’accusa insieme alla pm Francesca Arienti. Per la Procura Petrolini è meritevole delle attenuanti generiche, per la giovane età e l’immaturità descritta nella perizia psichiatrica, ma equivalenti alle aggravanti.
Nel giorno in cui la Procura di Parma con il procuratore Alfonso D’Avino, napoletano, lunghi anni alla Procura partenopea, porta avanti con rigore l’accusa, con la richiesta di reclusione a 26 anni, ferma condanna per le condotte di Chiara Petrolini viene espressa anche da Angelo Pisani, founder del contatto antiviolenza 1523.it.
«Se delitti come questi fossero stati commessi da un uomo – tuona Pisani – lo avrebbero già “fucilato”… ma purtroppo in Italia una donna può mentire ed uccidere i suoi due neonati senza meritare la più severa delle condanne».
Suscitano infatti perplessità le attenuanti concesse alla giovane che, lo ricordiamo, dopo il secondo omicidio del neonato e successivo occultamento del piccolo cadavere in giardino era partita per una vacanza premio a New York.
Altri dubbi riguardano le affermazioni della donna, che ha sempre detto di “aver fatto tutto da sola” sia nel primo che ne secondo parto, gravidanze che, a dire della Petrolini, sarebbero state nascoste fino all’ultimo ad amici e familiari. Circostanze ritenute assolutamente non credibili da numerose donne che, essendo diventate madri, ricordano gravidanze e parti, sostenendo che quanto affermato dalla madre assassina rea confessa risulti del tutto irreale.
Il 1523 invita pertanto gli inquirenti ad indagare ancora, per accertare chi altro avrebbe potuto sapere della condotta criminale della donna e se qualcuno l’ha coperta, punendo ogni criminale complicità, se esistente.

