NAPOLI, 11 settembre 2026 – «Perché voi uomini, invece di parlare di sicurezza, non vi autoeliminate?». Con queste parole, pubblicate su Facebook e riferite indistintamente a tutti gli uomini, una pagina intestata a una dipendente della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, indicata come responsabile dell’Ufficio Stampa e comunicazione dell’istituto, ha scatenato un caso destinato ad approdare sui tavoli del Ministero della Cultura e della magistratura.
L’associazione Potere ai Diritti-1523.it – Rete Antiviolenza, fondata dall’avvocato napoletano Angelo Pisani, ha predisposto un atto che riunisce contestazione, esposto, denuncia-querela, segnalazione e diffida urgente, inviato via PEC al Ministero della Cultura, alla Direzione della Biblioteca Nazionale, all’Ufficio Procedimenti Disciplinari, all’Ispettorato ministeriale, al Responsabile anticorruzione, alla Procura della Repubblica di Roma e alla Procura Regionale della Corte dei Conti per il Lazio.
Nel post, corredato da un riferimento al drammatico caso di cronaca di “Lorena”, l’autrice scrive che «in Italia tutto il codice penale esiste a causa loro», riferendosi agli uomini, e invita chi non fosse d’accordo ad «abbassare la cresta», minacciando la cancellazione dei commenti. Il contenuto è stato ripreso e rilanciato dalla testata online Decripto.org, raccogliendo centinaia di condivisioni e quasi mille commenti.
«Le parole hanno un peso ancora maggiore quando a pronunciarle è chi lavora, per professione, nella comunicazione di un’istituzione dello Stato – dichiara l’avvocato Angelo Pisani – . Non stiamo parlando di una battuta privata pur sempre illecita e violenta, ma di un messaggio pubblico che chiede a metà della popolazione perché non si ‘autoelimini’. È un linguaggio che nessuno accetterebbe anche se il bersaglio fossero le donne, e che quindi non può essere normalizzato nemmeno quando il bersaglio sono gli uomini, come nei confronti di alcuna persona o animale».
Nell’atto, l’avvocato chiede che vengano cristallizzate le prove digitali, che si accerti la compatibilità della condotta con l’incarico ricoperto e con il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (D.P.R. 62/2013), che si valuti l’apertura di un procedimento disciplinare e che la Procura di Roma verifichi eventuali profili penali, incluso – ove ne ricorrano i rigorosi presupposti – l’art. 580 del codice penale sull’istigazione al suicidio. Coinvolta anche la Corte dei Conti, per la valutazione di un eventuale danno erariale e d’immagine alla Pubblica Amministrazione, alla luce della vasta eco mediatica del caso.
«Questa iniziativa non è contro le donne – conclude Pisani – .È contro l’odio e contro la violenza, indipendentemente da chi li esprima e da chi ne sia destinatario e soprattutto contro ogni forma di contrapposizione uomo/donna. La violenza non ha sesso. E nemmeno la dignità dichiara Pisani».
Nella foto il post di Angelina De Salvo

