Come avvocato e come fondatore del progetto antiviolenza 1523.it, guardo con grande attenzione a quanto sta accadendo in Brasile, dove una proposta di legge – il Progetto n. 5.128 del 2025 – mira a punire severamente chi presenta denunce false, prevedendo pene fino a otto anni di reclusione.
Non è una provocazione. È un segnale di civiltà giuridica.
Perché la vera tutela delle vittime passa anche – e soprattutto – attraverso la credibilità del sistema giudiziario. Quando la macchina della giustizia viene utilizzata in modo distorto, quando accuse infondate vengono trasformate in armi processuali, non solo si distruggono vite innocenti, ma si incrina irrimediabilmente la fiducia verso chi denuncia davvero e ha bisogno di essere creduto e protetto.
Nella mia esperienza quotidiana, purtroppo, assisto sempre più spesso a derive pericolose: nei contesti di separazioni conflittuali, il diritto penale diventa uno strumento di pressione, una leva per ottenere vantaggi economici o per condizionare l’affidamento dei figli. È una realtà che non può più essere ignorata o nascosta dietro il paravento del politicamente corretto.
Sia chiaro: nessuno vuole scoraggiare le denunce fondate, né mettere in discussione il coraggio di chi denuncia in buona fede. Ma è altrettanto doveroso denunciare un sistema che, tollerando gli abusi, finisce per tradire proprio le vittime autentiche.
Il danno più grave? Lo subiscono i figli.
Minori trascinati in guerre giudiziarie, privati di uno dei genitori sulla base di accuse poi rivelatesi infondate, costretti a crescere in un clima di sospetto e conflitto permanente. È una forma di violenza silenziosa, istituzionalizzata, che la nostra società continua a sottovalutare.
E non possiamo più tacere neppure sul ruolo di una parte della classe forense. Esistono professionisti che, anziché spegnere il conflitto, lo alimentano deliberatamente. Che trasformano il dolore familiare in un terreno di profitto. Che dimenticano che dietro ogni fascicolo ci sono esseri umani, non numeri.
Quando l’avvocato smette di essere garante dell’equilibrio e diventa un traghettatore verso anni di contenzioso, tradisce la propria funzione sociale. In questi casi, non bastano richiami morali: servono controlli, responsabilità, sanzioni disciplinari concrete.
Per questo, come 1523.it, rilanciamo una proposta chiara e urgente:
l’istituzione di un osservatorio disciplinare specifico sul diritto di famiglia, capace di vigilare sulle condotte professionali che esasperano i conflitti invece di risolverli.
E al tempo stesso, chiediamo al legislatore italiano di avere il coraggio di affrontare il tema delle false accuse con strumenti normativi adeguati, sulla scia di quanto proposto in Brasile.
Non si tratta di punire, ma di ristabilire equilibrio.
Non si tratta di negare tutela, ma di garantirla davvero a chi ne ha diritto.
La giustizia non può essere un’arma.
La giustizia deve tornare ad essere una garanzia.
E difenderla, oggi, significa avere il coraggio di dire ciò che molti preferiscono tacere:
la violenza non ha sesso, e neppure l’ingiustizia.
FIRMA ANCHE TU!
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400032
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400028



