Può essere considerata una grande vittoria del 1523.it perché in alcuni Tribunali italiani, ma anche dinanzi alla Suprema Corte, comincia ad avanzare il principio per cui oggi migliaia di papà separati devono veder affermati i loro diritti, andando oltre le discriminazioni di genere che per decenni li avevano penalizzati “a priori”.
Pochi giorni fa la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza con cui il Tribunale di Venezia aveva condannato una donna a risarcire con 50.000 euro l’ex marito oltre a tutte le spese legali. La donna è stata riconosciuta colpevole di aver ostacolato nel tempo, costantemente, i rapporti del figlio minore con padre, parlando continuamente male di quest’ultimo ed oltraggiandone la figura, sia umana che genitoriale.
Una situazione che, ha spiegato Stefano Morone, legale del padre, ha avuto ripercussioni devastanti sul minore, dal punto di vista emotivo e psicologico, tanto che il bambino era arrivato al punto di rifiutare qualsiasi contatto col padre.
Questa vicenda richiama da vicino la brutta storia che vi abbiamo raccontato ieri, di quel papà dell’Empolese che si è rivolto al 1523.it perché, pr avendo il Tribunale stabilito date e orari per gli incontri con la sua bambina, ogni volta le assistenti sociali non si sono presentate con la piccola, adducendo il fatto che la stessa rifiuterebbe di incontrare il papà.
Situazioni dolorose, laceranti, che rischiano di avvelenare intere generazioni del futuro se non cominceranno ad intervenire, sempre più speso, sentenze come quella del Tribunale di Venezia.
«Esprimiamo soddisfazione – afferma l’avvocato Angelo Pisani, founder del 1523.it – per questa saggia e giusta decisione, in uno con la nostra solidarietà a tanti tantissimi papà vittime di vere e proprie streghe».

