NON MI DAI SOLDI, NON PAGHI? ALLORA VAI VIA, NON MANGI:
Napoli – “Non mi paghi? Non mangi. Se parli con qualcuno, ti faccio passare per malato mentale e ti rovino.”
Sono solo alcune delle frasi choc, fortunatamente registrate e acquisite agli atti, che emergono da una drammatica vicenda di violenza domestica avvenuta a Napoli, dove una donna di 59 anni è accusata di maltrattamenti aggravati, violenza psicologica, estorsione e peculato ai danni del proprio figlio, dopo che lo stesso ha avuto una pensione per la sua sindrome.
La misura cautelare del divieto di avvicinamento è stata notificata su richiesta della Procura di Napoli (PM Valeria Vinci, Procuratore Aggiunto Falcone, IV Sezione), a seguito di indagini che delineano un quadro grave e continuativo di vessazioni.
UNA SOFFERENZA DOCUMENTATA
La vittima, un uomo di 34 anni, invalido al 100% ma senza limitazioni cognitive o fisiche, è stata sottoposta – secondo quanto emerge – a violazioni di ogni genere, gravi umiliazioni, minacce e richieste di denaro reiterate nel tempo.
“Per me sei un fastidio… se vivi con me devi pagare per mangiare.”
Frasi che, come evidenziato dal giudice Fabrizia Fiore nell’ordinanza del 2 aprile, hanno prodotto una vera e propria “sofferenza morale e psichica”, manifestatasi anche con crisi di vomito, ansia e somatizzazioni tali da rendere la vita del giovane “impossibile”.
SOLDI, CONTROLLO E ABUSO DI POTERE
Secondo le indagini, tra il 2021 e il 2025 la madre avrebbe costretto il figlio a versarle parte del denaro percepito, inclusa una pensione di invalidità mensile di circa 1.200 euro e il mantenimento paterno.
Nel febbraio 2022, la donna si sarebbe fatta nominare amministratore di sostegno, entrando così nella gestione diretta dei beni e delle risorse economiche del figlio, che in realtà non ha alcun bisogno di tale amministrazione.
Sotto la lente degli investigatori anche operazioni bancarie sospette, tra cui un prelievo di 25.000 euro nel giugno 2024 relativo a una polizza assicurativa intestata alla donna, per la quale non risulta documentazione giustificativa.
La vicenda assume contorni ancora più gravi alla luce delle numerose segnalazioni e richieste di aiuto che, secondo quanto denunciato, sarebbero rimaste inascoltate, forse anche a causa di un pregiudizio culturale: quello che fatica a riconoscere la violenza quando a esercitarla è una madre.
Oggi il giovane vive da solo, dopo essere stato cacciato di casa per essersi opposto alle continue richieste di denaro.
Il 34enne è assistito dagli avvocati Angelo e Sergio Pisani, che chiedono “un percorso di protezione, sostegno e giustizia per riparare ai gravissimi traumi subiti”.
“Questa vicenda dimostra ancora una volta che la violenza non ha sesso. È tempo di abbattere ogni pregiudizio e garantire ascolto e tutela a tutte le vittime, senza distinzioni”, dichiara l’avvocato Angelo Pisani.
Il caso riaccende i riflettori sulla necessità di riconoscere e contrastare ogni forma di violenza domestica, anche quando colpisce uomini e figli, troppo spesso ignorati o non creduti.

