«Se le piace mangiare non è colpa nostra» si è vista rispondere su richiesta di una 48.
Un episodio di body shaming via social network sta facendo discutere nelle ultime ore, dopo la denuncia pubblica di Fabiana Sera, conduttrice radiofonica napoletana, che racconta di essere stata offesa da un’azienda di abbigliamento durante un tentativo di acquisto online.
La vicenda nasce dalla ricerca di un indumento individuato sul profilo Instagram di un marchio di moda. Collegatasi al sito ufficiale, la donna avrebbe constatato che le taglie disponibili arrivavano solo fino alla taglia 44. Alla richiesta di chiarimenti, scritta sotto forma di commento a margine di una foto sul social, sarebbe seguita una risposta vocale in privato, da parte della titolare dell’azienda che, secondo quanto denunciato, conteneva l’affermazione: «Se indossa una taglia 48 perché le piace mangiare non è colpa nostra».
Un messaggio lesivo della dignità personale, che la donna ha deciso di rendere pubblico attraverso i propri canali social, generando reazioni e commenti indignati per il linguaggio disciminatorio.
A seguito della diffusione del caso, è stato conferito mandato agli Avv. Angelo e Sergio Pisani, che hanno provveduto all’invio di una formale diffida nei confronti dell’azienda coinvolta. Nell’atto, si contesta il contenuto dell’audio e si richiede la cessazione di comportamenti ritenuti offensivi e discriminatori con pubbliche scuse.
«Non si tratta solo di una taglia mancata – scrive la donna – ma di rispetto, empatia e cultura. Nessuno dovrebbe essere giudicato o umiliato per il proprio corpo». Ed è stato anche richiesto un risarcimento danni. «La cifra che dovessi ricevere – conclude Fabiana Sera – la devolverò ad associazioni che si occupano di body shaming. L’unico mio desiderio è che queste cose non accadano più. Sto agendo per noi donne e per tutte le nostre figlie ».
Nessuna forma di violenza può essere giustificata, minimizzata o tollerata. Né quando colpisce una donna, né quando proviene da una donna, né quando viene mascherata da “sfogo”, ironia o aggressività social dichiarano gli Avvocati Angelo e Sergio Pisani
È questo il principio alla base dell’azione legale avviata dall Avv. Angelo Pisani, che ha formalmente chiesto immediate scuse ai responsabili ed il risarcimento dei danni per una grave vicenda di violenza verbale, body shaming e discriminazione, documentata e denunciata nelle sedi competenti.
La vicenda nasce da una normale interazione sui social, degenerata in un messaggio privato dal contenuto offensivo, umiliante e discriminatorio, con riferimenti al corpo, al peso e alla dignità personale, tali da configurare una aggressione verbale vera e propria, con lesione dell’onore, dell’immagine e della sfera personale.
“Non esistono violenze di serie A e violenze di serie B.
Nessun uomo – ma ovviamente anche nessuna donna – deve mai fare violenza su un’altra donna o su chiunque altro”, dichiara Pisani.
“Denunciamo ogni violazione, pretendiamo sempre rispetto ed educazione. Chi tace è complice. La violenza non ha sesso, nasce dall’ignoranza e dalla bestialità di pochi”.
L’iniziativa giudiziaria non ha finalità punitive o mediatiche, ma civili e culturali: riaffermare un principio di responsabilità individuale e contrastare una pericolosa normalizzazione dell’aggressività verbale, soprattutto nei contesti digitali, dove troppo spesso si pensa di poter dire tutto senza conseguenze.
Il caso diventa così un’occasione per ribadire un messaggio chiaro:
la dignità non è negoziabile,
il rispetto non è facoltativo,
la violenza va condannata sempre, senza eccezioni ideologiche.
Stop alle violenze.
Stop alle follie senza freni.
La civiltà si misura dal linguaggio, non dalla forza.
Questo articolo è stato pubblicato su Napoli Oggi il 23 gennaio 2026

