C’è un momento in cui la giustizia, se non ascolta il cuore del popolo prima ancora del codice, rischia di trasformarsi nel suo contrario. È quello che accade oggi con Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per essersi difeso, insieme a sua moglie, da due rapinatori armati entrati nel suo negozio senza scrupoli e senza pietà. Come avvocato, come fondatore di un team che da anni si batte al fianco delle vittime di violenza, non posso restare in silenzio davanti a una sentenza che rischia di consegnare all’Italia un messaggio devastante: chi subisce un’aggressione e reagisce per salvare sé stesso e i propri cari può finire per pagare più di chi quell’aggressione l’ha scelta.
Al Team Antiviolenza 1523.it riceviamo ogni giorno il racconto di chi ha vissuto la paura, l’aggressione, la violenza subita nella propria casa, nel proprio negozio, nella propria vita quotidiana. Sappiamo cosa significa il terrore di un secondo che cambia tutto. E sappiamo che la vera ferita, per chi sopravvive a un’aggressione, non è solo fisica: è la sensazione di essere lasciati soli, prima dallo Stato che non è arrivato in tempo a proteggerli, e poi — nel caso di Roggero — dallo Stato che li processa per essersi salvati con le proprie mani. Questo è il doppio danno che oggi chiediamo di fermare: al danno subito da chi è stato aggredito non si può aggiungere la beffa di una condanna che pesa più su chi si è difeso che su chi ha aggredito.
Non entriamo nel merito tecnico della sentenza, che spetta ai giudici e che la Cassazione ha reso definitiva. Ma nella coscienza collettiva del Paese, e nella mia esperienza quotidiana accanto alle vittime, resta un principio che nessuna aula può cancellare: chi si trova improvvisamente davanti al male, senza tempo per pensare, senza possibilità di scelta, e reagisce per proteggere la propria vita e quella di chi ama, non può essere trattato come un criminale. Mario Roggero non ha cercato la violenza: la violenza è entrata nel suo negozio, ha puntato la sua famiglia, e lui ha risposto nell’unico modo che la paura e l’istinto di sopravvivenza gli hanno concesso.
Per questo, in nome delle vittime che ogni giorno accompagniamo, e in nome di ogni cittadino onesto che apre la propria attività sapendo di essere esposto al rischio, mi appello con fermezza al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: conceda subito la grazia a Mario Roggero. Non è un atto contro la giustizia, ma un atto che restituisce equilibrio a una vicenda che il buon senso comune non può accettare. La grazia non riscrive la sentenza: restituisce dignità a un uomo che ha già pagato, nel corpo e nell’anima, il prezzo di essersi difeso.
Chiedo a ogni avvocato, a ogni cittadino, a ogni vittima che come noi crede nella tutela di chi subisce violenza, di unirsi a questo appello. Non lasciamo che la beffa si sommi al danno. Non lasciamo che difendersi diventi una colpa.
Solidarietà a Mario Roggero. Solidarietà a sua moglie. GRAZIA, SUBITO.

