In Campania oltre l’80% delle prime visite viene classificato con codice P, quello programmabile entro 120 giorni, mentre in altre regioni la percentuale è nettamente inferiore. La tutela della salute è un diritto costituzionalmente garantito ma non lo è, a quanto parte, per i cittadini campani meno abbienti, che non sono in grado di pagare indispensabili prestazioni sanitarie private, né di accedere a quelle del pubblico in tempi accettabili.
Parte da questi dati, basati su tabelle ufficiali, l’esposto denuncia che l’avvocato Angelo Pisani ha presentato alla Procura della Repubblica, con invito a trasmetterlo ad altre Autorità (fra cui Procura Regionale della Corte dei Conti, Ministero della Salute;NAS dei Carabinieri, Autorità Nazionale Anticorruzione e ovviamente Regione Campania), affinché vengano individuate con urgenza eventuali responsabilità penali, amministrative, disciplinari e contabili a carico di soggetti pubblici o privati.
Nella sua qualità di fondatore e legale rappresentante dell’Associazione Potere ai Diritti – 1523.it, associazione impegnata nella tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici essenziali, Pisani richiama innanzitutto le recenti notizie di stampa, fondate anche su dati Agenas, riguardanti il sistema delle liste d’attesa sanitarie nella Regione Campania e dalle quali emergerebbero circostanze gravi, meritevoli di verifica da parte dell’Autorità Giudiziaria.
Tra queste:
· circa l’80,1% delle prime visite specialistiche verrebbe classificato con codice di priorità “P” (programmabile entro 120 giorni), percentuale enormemente superiore a quella registrata in altre Regioni italiane;
· tale dato potrebbe determinare una rappresentazione alterata dell’effettiva capacità del sistema sanitario di garantire le prestazioni nei tempi previsti;
· numerosi medici di medicina generale avrebbero riferito dell’esistenza di pressioni, raccomandazioni o indicazioni informali volte a scoraggiare l’utilizzo dei codici di priorità più elevati;
· una quota significativa delle prescrizioni mediche non risulterebbe presa in carico dal sistema sanitario pubblico;
· molti cittadini sarebbero costretti a rivolgersi al settore privato o addirittura a rinunciare alle cure per impossibilità economica o per l’eccessiva dilatazione dei tempi di attesa.
Vengono riportati inoltre dai media casi concreti nei quali prestazioni prescritte con carattere di urgenza o breve priorità sarebbero state calendarizzate a distanza di mesi dalla prescrizione medica.
A fronte di tali situazioni, Pisani chiede espressamente alla Procura di effettuare una serie di rigorosi accertamenti, in particolare:
· verificare la correttezza dei criteri utilizzati nella classificazione delle prestazioni sanitarie nelle diverse classi di priorità;
· accertare se vi siano state direttive, circolari, istruzioni verbali, raccomandazioni o pressioni esercitate nei confronti dei medici prescrittori volte a ridurre il ricorso ai codici urgenti o brevi;
· acquisire presso Regione Campania, Aziende Sanitarie Locali, Aziende Ospedaliere, CUP e Agenas tutta la documentazione relativa alle liste d’attesa e ai criteri di assegnazione delle priorità;
· verificare la corrispondenza tra prescrizioni emesse, prestazioni effettivamente prenotate e prestazioni realmente erogate;
· accertare quante prescrizioni siano rimaste inevase, quante abbiano comportato il ricorso al privato e quante siano sfociate nella rinuncia alle cure;
· verificare eventuali danni arrecati ai cittadini e all’erario, nonché l’eventuale alterazione degli indicatori ufficiali utilizzati per misurare le performance del sistema sanitario;
· individuare eventuali responsabilità penali, amministrative, disciplinari e contabili a carico di soggetti pubblici o privati.
«Qualora le circostanze indicate trovassero conferma – continua l’avvocato Pisani – potrebbero emergere profili di rilevanza penale, amministrativa, contabile e disciplinare, nonché gravi lesioni dei diritti costituzionali dei cittadini». In particolare, l’eventuale alterazione sistematica della classificazione delle priorità cliniche, ove finalizzata a migliorare artificiosamente gli indicatori di performance delle liste d’attesa, «potrebbe integrare ipotesi di falso ideologico, abuso d’ufficio ove applicabile ai fatti, omissioni di atti dovuti, interruzione o turbativa di pubblico servizio, truffa ai danni della collettività o altre fattispecie che l’Autorità riterrà di ravvisare», continua Pisani.
E ancora, se ci fossero «eventuali direttive informali o pressioni rivolte ai medici affinché limitino l’utilizzo delle classi di priorità più elevate», queste «rappresenterebbero una gravissima interferenza nell’autonomia professionale del sanitario e nel diritto del paziente ad una corretta valutazione clinica», perché la mancata presa in carico delle prescrizioni e la conseguente rinuncia alle cure da parte di cittadini economicamente fragili potrebbero determinare danni gravissimi alla salute pubblica e alle singole persone coinvolte.
«Sono dati allarmanti – commenta Pisani – e pertanto, se verificati, impongono domande serie e risposte concrete, la sanità non può essere terreno di slogan o statistiche di comodo. I cittadini campani hanno diritto a cure tempestive, trasparenza e rispetto».
Per questo l’avvocato Pisani chiede anche al presidente della Regione Campania Roberto Fico un impegno personale ed una seria assunzione di responsabilità che, secondo il legale, dovrebbe tradursi nella nomina ad horas di assessore alla sanità.
«La situazione è critica – conclude Pisani – e non può più aspettare».


