Perché nessuno parla delle azioni e politiche “femministe” pericolose, discriminatorie e violente contro il genere maschile, o di siti e pagine social “rosa “, come anche l’app “Tea” con 6 MILIONI di donne iscritte, in cui gli uomini vengono schedati e recensiti tipo Tripadvisor, a loro insaputa? Perché nonostante migliaia di visualizzazioni nessuno, né le autorità competenti, pare abbiano visto e fermato neanche @propriosimona, l’influencer che inneggia alla morte degli uomini e “spinge” le donne a vendicarsi anche con le armi? E come mai nessuna rappresentante della politica o femminista ha ancora preso le distanze?». Questo il provocatorio, durissimo incipit dell’avvocato Angelo Pisani, founder del servizio nazionale antiviolenza 1523.it.
«Ovviamente la premessa necessaria per evitare equivoci è strumentalizzazioni – tiene a precisare – è che vanno puniti tutti quelli che sbagliano o offendono, senza distinzione di genere, perché la violenza non ha sesso».
IL CASO
Una TikToker italiana, conosciuta come @propriosimona, da anni pubblicizza offese, attacchi, contenuti di misandria e incitazione alla violenza verso gli uomini, rivolgendosi a un pubblico anche minorenne, ma tutto viene fatto passare per normale.
«I suoi scopi – incalza Pisani – sono ispirati a forme estreme di femminismo radicale, con toni e messaggi ingiustificabili, che mirano a spingere follower, anche adolescenti, a gesti violenti e azioni coordinate, online e offline. Questo caso, così come tutte le pagine social o propaganda, diffamazione, violazione della privacy sia in danno di donne (uniche tutelate), sia dei discriminati uomini (ignorati anche dalle istituzioni per moda politica), vanno immediatamente portati all’attenzione delle autorità competenti e denunciati, per fermare tanta violenza e illegalità dilagante».
C’era una volta il femminismo estremista che, dopo politiche discriminatorie ed incostituzionali, oggi si presenta nel web con il volto violento di tale Simona la quale su Instagram e su TikTok si mostra come @propriosimona.
Conta circa di 140.000 follower e una missione chiara: demolire ed estinguere il maschio, possibilmente con metodi non esattamente da cerchio di sorellanza. Il suo Vangelo? Non quello dell’inclusione, ma quello della vendetta. Violenza fisica, altro che strategie psicologiche femminili, già di per sé pericolose e dannose. Una sorta di SCUM Manifesto 2.0, versione italiana con filtri social, in cui il modello sembra essere Valerie Solanas, la squilibrata che sparò a Andy Warhol. D’altra parte Simona ne idolatra un’altra, di squilibrate, quella mamma che insieme alla compagna ha fatto a pezzi il figlio, o anche quella donna che qualche tempo fa ha bruciato vivo un uomo, definita da Simona, con ammirazione, “mia divinità”. Non è un lapsus, è una dichiarazione di intenti.
In un altro video, la stessa Simona con tanto di seguaci e complici follower, auspica : “Mamma, se potessi tornare indietro nel tempo ti chiederei di educarmi alla vi@l3nza”. Un vero e proprio inno alla radicalizzazione emotiva e fisica. Non è più autodifesa, è culto del trauma trasformato in arma.
Quello di Simona, purtroppo, non è un caso isolato. Come in politica, dove non mancano esempi distorti per le nuove generazioni, sul web è lei, Simona, l’idolo digitale di una nuova setta femminista radicale, che parla alle adolescenti e semina odio sotto forma di empowerment. Una setta fatta di gruppi Telegram, profili falsi, strategie e scontri all’ultimo sangue con chi non si allinea al loro pensiero radicale. E infatti Simona aveva annunciato di voler fondare una rete segreta, nascosta, illegale, “per fare giustizia alle sorelle”. Aggiungeva: “Non è facile, perché non tutte si vogliono accollare di usare la vxxxnza”. Chi non accetta la lotta armata – anche solo simbolica – è esclusa. Come in ogni setta. Simona spiegava a ragazze – anche minorenni – in che modo costruire armi. Non metaforiche. Vere. E non in teoria, ma con istruzioni pratiche. Per tale Simona la legge non serve più. La violenza sommaria è la risposta. E chi dice il contrario è “complice del patriarcato”. Tanto odio sui social. Però poi le cose succedono nel mondo reale e quando capitano agli uomini, che hanno difficoltà anche a fare una denuncia o chiedere aiuto, non se ne parla, non si scomoda il parlamento e non si fanno leggi di parte.
Ma ora l’avvocato Angelo Pisani, founder del progetto 1523.it, che sta tutelando tante vittime di violenza giuridicamente deboli come uomini, anziani, bambini senza esclusione delle donne, con suoi ultimi libri “L’altra violenza” e “Se questo è (ancora) un uomo”, ha deciso di rompere il silenzio e di documentare violenze, abusi e discriminazioni sul genere maschile. Per questo oggi denuncia uno degli ultimi scandalosi attacchi al genere umano, come la pagina di tale Simona e tante altre che non vengono chiuse, ma tollerate.
«Lo scandalo vero è che per mesi e mesi, per anni, questa persona è stata libera di educare ragazzine, anche minorenni, all’odio, alla misandria e alla violenza, senza che nessuno, né la piattaforma, sia intervenuta in modo adeguato. Il tutto perché agiva facendo ciò che va tanto di moda. L’attivismo. Anzi la politica dell’odio e denigrazione dell’uomo maschio. Nella comunità di TikTok ci sono ancora un sacco di persone – molti di quelli che condividevano i suoi contenuti carichi di odio – che continuano a difenderla e a difendere le sue teorie estremiste».
Pare che al momento tale Simona avrebbe messo offline l’account da sola, per poi usarlo all’occorrenza, molto probabilmente perché i follower stavano crollando dopo i video di alcuni sani contestatori. Il che la dice lunga su quali siano le vere linee guida delle piattaforme. Non si tratta solo di Simona. Il vero problema è la complicità del sistema. Il vero problema è che intorno a lei c’è una comunità d’odio. TikTok, che si vanta di proteggere i giovani, ha permesso per mesi che una figura così potesse radicalizzare le minorenni, spingerle alla violenza e costruire una rete d’odio ideologico. In nome di cosa? Di una parola diventata ormai scudo per ogni mostruosità: “femminismo”.
«Non c’è alcuna deviazione. Non c’è alcuna degenerazione. Questo è il femminismo oggi, nella sua forma reale e diffusa sulle piattaforme. Questo è il femminismo per le generazioni formate sui social. Un femminismo che inneggia alla violenza, che odia l’uomo in quanto uomo e che quindi vuole eliminarlo, simbolicamente e anche fisicamente. Non è più lotta per l’uguaglianza. È una guerra di religione laica, con tanto di martiri, sante, e sacrifici. E se non avremo il coraggio di dirlo, di denunciarlo, e di fermarlo, non resterà nessun uomo da odiare, ma solo una società incapace di riconoscere se stessa nello specchio».
«E’ scandaloso – conclude l’avvocato Pisani – quello che fanno contro gli uomini, ma nessuno parla, la prima pagina social che andrebbe sanzionata è quella della senatrice Valente, che accusa solo gli uomini di violenza e discrimina il genere maschile, provocando danni e creando pregiudizi. Per tentare di arginare tutte le varie e pericolose forme di violenza occorre una serie replica ed impegno bipartisan a tutte le violazioni ed abusi, alla moda e passerelle politiche di chiudere siti e pagine solo se parlano di donne e mogli, mentre si accettano e non si criticano pagine ed influencer che seminano odio ed offese sul genere maschile».