Due anni e mezzo di calvario e false accuse, da cui è uscito fortemente provato. Il papà era finalmente certo di poter riabbracciare la figlia e recuperare tutto quel tempo perso dietro una battaglia difensiva nei confronti dell’ex compagna che lo accusava di maltrattamenti. Accuse che indagini accurate hanno dimostrato inesistenti, portando all’archiviazione del procedimento (come da sentenze del tribunale che lo dimostrano). Eppure l’odissea di questo padre, che risiede in un comune dell’Empolese, continua e si fa sempre più paradossale, ma ora si trasforma in una nuova battaglia legale insieme agli esperti del progetto antiviolenza 1523.it.
Dopo la sentenza di archiviazione che ha fatto cadere ogni accusa a suo carico, è stato chiesto al genitore di sottoporsi con il personale dell’Unità funzione salute mentale adulti a numerosi incontri che sarebbero stati propedeutici per poter rivedere la bambina – la quale nel frattempo è andata vivere con la madre in una struttura protetta, con altre abitudini e compagnie – nel più breve tempo possibile. Contemporaneamente anche la minore sarebbe stata preparata dal personale preposto.
Concluso il percorso è stato disposto un calendario di incontri: quattro appuntamenti (4, 18, 30 dicembre 2025 e 9 gennaio 2026). «Tutti però sistematicamente falliti», denuncia ora l’avvocato Angelo Pisani, che promette giustizia a costo di arrivare alla CEDU per la tutela degli affetti e valori. L’assistente sociale incaricata ogni volta si è presentata nel luogo prestabilito senza la bambina. «Alla mia richiesta di spiegazioni – racconta il padre – mi è stato detto che mia figlia si rifiutava di salire in auto con l’educatrice per venire da me. Cosa cui stento a credere, ma che non ho potuto neppure verificare, perché anche quando ho chiesto di poter parlare telefonicamente con mia figlia mi è stato detto che non era possibile. Davanti alla reiterata mancata esecuzione dell’ordine del giudice ho chiamato le forze dell’ordine e ho sporto denuncia e chiederò a tutti risarcimenti danni milionari anche se incalcolabili perché mi hanno distrutto».
«Ma – prosegue il padre – c’era anche un altro aspetto che volevo venisse messo a verbale: l’assoluta non idoneità del locale dedicato agli incontri con la mia bambina. Lo spazio cosiddetto ’protetto’ che avevano riservato agli appuntamenti era una stanza malmessa confinante con una sorta di magazzino non isolabile perché la porta era rotta e in più una parete a vetri permetteva alle persone di passaggio di vedere tutto all’interno della stanza. Come si può definire questo un ambiente neutro?».
Ad oggi il padre continua ad essere totalmente escluso dalla vita di sua figlia, prima vittima del sistema maligno. «Ho denunciato tutte le violazioni e i responsabili che le hanno messe in atto, mi aspetto che la giustizia faccia il suo corso, ma lo dico apertamente: qui siamo davanti ad un “rapimento istituzionale” , come sostiene anche l’avv. Pisani, e chi ha reso orfana di padre una minore, che orfana non è, dovrà rispondere di tutto questo, che non accade solo a me ma a tanti genitori».
