È durissimo l’intervento dell’Avv. Angelo Pisani, fondatore dell’Associazione Potere ai Diritti, sulla stretta annunciata contro le cosiddette targhe polacche e, più in generale, sul sistema RC Auto.
«Basta con un sistema che rischia di trasformare il luogo di residenza in una condanna economica. Basta cittadini discriminati e spremuti soltanto perché vivono a Napoli, in Campania o in determinate zone d’Italia».
Pisani precisa: «Nessuno vuole difendere frodi, polizze false o comportamenti illegali. Chi truffa deve essere perseguito. Ma non si può confondere chi viola la legge con chi ha cercato soluzioni legittime per sottrarsi a premi assicurativi diventati economicamente insostenibili».
Poi l’affondo:
«Prima di dichiarare guerra alle targhe polacche, Governo e Parlamento dichiarino guerra alle discriminazioni tariffarie. Spieghino perché un cittadino virtuoso debba essere penalizzato in partenza per il semplice fatto di vivere in un determinato territorio. Dov’è stata in tutti questi anni la stessa rapidità della politica nel difendere gli assicurati?»
Secondo Pisani, il problema va affrontato alla radice:
«Non servono altre pezze. Serve una riforma nazionale dell’RC Auto che rimetta al centro la persona e la sua reale condotta. Chi non provoca incidenti deve essere premiato sulla base della propria storia assicurativa e di parametri individuali, trasparenti e verificabili. Non può essere trattato come un rischio semplicemente perché appartiene a una determinata area geografica».
Da qui l’annuncio:
«A SETTEMBRE PARTE UNA NUOVA BATTAGLIA CIVILE E SOCIALE»
Potere ai Diritti promuoverà una mobilitazione nazionale per arrivare a una proposta di legge di iniziativa popolare sulla riforma dell’assicurazione automobilistica.
«Vogliamo studiare un sistema che sposti sempre più il baricentro dal veicolo al conducente, valorizzando storia assicurativa, comportamento e rischio individuale e riducendo drasticamente ogni ingiustificata penalizzazione territoriale.
Chi guida correttamente a Napoli deve essere rispettato esattamente come chi guida correttamente a Milano, Torino o Bolzano.
Lo Stato persegua i furbi, ma smetta di trattare milioni di cittadini onesti come bancomat.
Se la politica non avrà il coraggio di affrontare seriamente il sistema assicurativo, saranno i cittadini a portare la riforma in Parlamento.
A settembre comincia la battaglia. E questa volta il conto non può essere pagato sempre dagli stessi».

